Mio caro fumetto... - Certe cose non cambiano mai
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Certe cose non cambiano mai (Alte Zachen)

Memoria e valore dei ricordi, identità e radici ebraiche, divario generazionale, tolleranza, accettazione, evoluzione di una grande città. Sono i temi principali di un fumetto speciale: Certe cose non cambiano mai di Ziggy Hanaor e Benjamin Phillips (Edizioni EL, 2022).

Mio caro fumetto... - Copertina di Certe cose non cambiano mai

Ambientato a New York, racconta un venerdì pomeriggio di Benji e di sua nonna Rosa impegnato a fare la spesa per la loro cena dello Shabbat, a base di gefilte fish, brisket, kugel, challah e babka. I due escono e percorrono le strade del Lower East Side, di Brooklyn e Manhattan, prendono la metro, il taxi, si attardano nell’Upper West Side, entrano in diverse botteghe kosher.

Durante questo tour attraverso una città irrequieta, dinamica, piena di personaggi, cinematografica, si svela la personalità di Rosa e, per frammenti, l’intera sua vita. Bubbe (nonna in yiddish) Rosa non è la nonna dolce e affettuosa, idealizzata che ci si aspetta. È una donna anziana, vedova da tempo, indurita dall’esperienza. Stanca, scontrosa, irascibile, diretta, bisbetica e testarda.

Mio caro fumetto... - La cena di Shabbat e i protagonisti di Certe cose non cambiano mai

Rimprovera spesso il nipote. Non accetta la realtà presente, un mondo totalmente differente rispetto a quello in cui ha vissuto. Si innervosisce e si indigna per una contemporaneità che non le somiglia e che percepisce come mistificante ed irritante. Così, ogni sua interazione, o quasi, con la variegata comunità di persone che popola New York e Certe cose non cambiano mai è ostile, risentita.

I giovani le sembrano tutti pigri e maleducati. Ad una commessa dall’abbigliamento alternativo e succinto dice: «Dovrebbe comprarsi dei vestiti decenti, lei. Quelli che indossa fanno pena». Al tassista immigrato del Ghana: «Come fa uno come te a permettersi una macchina così?». A Benji stesso: «Tu non sai proprio niente, vero? Non sai nemmeno cosa significa essere ebrei». Insomma, non risparmia nessuno.

Mio caro fumetto... - Il comportamento ostile di Bubbe Rosa nei confronti di una commessa

La passeggiata dunque è alquanto stressante. Benji non capisce il perché degli atteggiamenti e di determinate reazioni della nonna. La sua pazienza è biblica, quasi frustrante. Il suo modo di fare comprensivo ed indulgente, il suo ascoltarla a cuore aperto, cominciano a spiegarsi e ad avere senso quando le immagini nelle tonalità seppia dell’oggi lasciano spazio a quelle in multicolor dei flashback.

Sono sprazzi su un tempo fatto di Alte Zachen1 (come suona il titolo originale del fumetto): di cose vecchie. Un passato in cui si parlava yiddish, pieno di tradizioni ashkenazite, di fatti privati più o meno rilevanti, piacevoli e spiacevoli, che si mischiano alla complessa Storia universale.

Mio caro fumetto... -  Lower East Side a Manhattan, in passato un "Jewish Neighborhood"

È a questo punto che si spiega l’importanza del proverbio yiddish in esergo al fumetto: «Il cuore di una persona è come una salsiccia. Nessuno sa di preciso cosa contenga». È l’analogo di «Ogni persona sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre». E Benji, sempre gentile con la nonna, durante il pomeriggio in sua compagnia scopre di non sapere effettivamente nulla su di lei e del suo mondo.

Rosa infatti nel profondo lotta con vecchi nemici, dei quali è ancora prigioniera e vittima. Quando i nazisti prendono il potere era in Germania, a Berlino. Era piccola. A sette anni è costretta a lasciare la scuola. Si salva dalle persecuzioni e dalla Shoah fuggendo in Svizzera nel 1935 e in Palestina nel 1944. Approda negli Stati Uniti nel 1950.

Mio caro fumetto... - Il passato di Bubbe Rosa, protagonista di Certe cose non cambiano mai

Per questo durante il giro a New York sembra più volte disorientata: ha motivo di essere confusa! Nella sua testa ci sono dei punti di riferimento, ma sono luoghi e negozi che non esistono più, chiusi e sostituiti negli anni con ristoranti etnici, lavanderie a gettone e saloni di tatuaggi.

Mio caro fumetto... - Numeri di matricola tatuati sulle braccia dei deportati

Bubbe Rosa, in altre parole, come tanti anziani è alla costante ricerca proprio delle Alte Zachen. Però, che le cerchi nel frigo o nella dispensa, nei prezzi dei prodotti, negli abiti o nei modi della gente, la conclusione è quasi sempre una terribile e destabilizzante delusione. Nella vita tutto evolve, tutto muta, internamente ed esternamente a noi. È arduo stare al passo con le continue e rapide trasformazioni del mondo, con l’accelerazione del tempo storico, e più si invecchia e peggio è. Certe cose non cambiano mai. Quali? Davvero pochissime: il cielo e la sintonia con alcuni buoni amici di sempre.

Per Benjamin Phillips, illustratore, Certe cose non cambiano mai è stato il primo lavoro come fumettista. Ricevuto il via libera dall’editore alla prima bozza, l’ha utilizzata come guida per la realizzazione dei disegni finali. Utilizzando una tavoletta luminosa ha iniziato a lavorare con inchiostro e pennello o con i carboncini sugli schizzi retroilluminati. Ottenuti i disegni monocromatici del progetto finale, ha realizzato poi una seconda versione con gli elementi a colori dell’illustrazione, ad acquerelli e pennello. Ha poi scansionato questi fogli separati e li ha combinati con Photoshop, sovrapponendo i livelli in modo da creare un’immagine uniforme.

Interessante la trovata cui si è già accennato, che capovolge letteralmente i codici cromatici del tempo ambientando il paesaggio di oggigiorno nei seppia e nei grigi e rivelando a tratti un passato tanto desiderato e amato da Bubbe Rosa, tutto a colori, in linea con il suo sentire. Infine, per raffigurare New York, renderla identificabile e donarle la giusta atmosfera, per ottenere un risultato geograficamente accurato e coerente, Benjamin Phillips ha utilizzato molte fonti di reference e ha vagato a lungo per le sue vie, su Google Maps.

Certe cose non cambiano mai è un fumetto delicato, agrodolce, arguto e commovente. Rendendo visibili le emozioni attraverso le sfumature di colori, le parole e i silenzi ha davvero molto da dire. Racconta come le generazioni possano arricchirsi grazie ai reciproci punti di vista, e come la vita sia «come una scatola di cioccolatini» anche quando continua dopo profondi traumi. Inoltre il rapporto tra Bubbe Rosa e Benji insegna ai lettori a non sentirsi soli nel portare i propri pesi, ma a contare sul sostegno della famiglia, di sangue o di elezione. Consigliato dai 9 anni in su.

Mio caro fumetto... - Alte Zachen, le cose vecchie

P.S. Vi interessa conoscere altri fumetti sul tema della Memoria? Ne ho stilato una lista. La trovate cliccando qui.

  1. Alte Zachen è un’espressione yiddish che significa letteralmente “cose vecchie”, evocando il caratteristico grido dei venditori ambulanti o robivecchi che giravano per le strade a raccogliere oggetti usati da portare poi nei mercati. ↩︎

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