Mio caro fumetto... - Miranda bambina a scuola
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Qui io non conto: sentirsi sempre stranieri

Veronese, classe 1996, figlia di papà tedesco e mamma italo-slovena, proveniente dal mondo delle autoproduzioni, Anna Dietzel è autrice di Qui io non conto, graphic novel pubblicata da BeccoGiallo lo scorso 18 luglio 2025. In questa sua opera fa luce sulle radici della sua famiglia e, intrecciando memoria privata e storia collettiva, restituisce voce ad un passato ancora troppo poco noto.

Mio caro fumetto... - Copertina di Qui io non conto di Anna Dietzel

Racconta della nonna materna, Miranda, nata in Italia in piena era fascista da Marika, detta Iĉi, e Jošef, esuli sloveni. Lasciata Gorizia tentano la sorte prima a Parma, poi a Rimini e infine a Verona. Ovunque vengono accolti con il rifiuto. Sono s’ciavi, per utilizzare il termine dispregiativo con cui venivano appellati.

L’Italia che trovano è quella perfettamente descritta da Bruna Martini nel suo Patria, edito anch’esso da BeccoGiallo, di cui consiglio la lettura correlata. È quella della riforma Gentile che abolisce l’insegnamento dello sloveno, dell’italianizzazione forzata dei cognomi stranieri, dell’autarchia, della difesa della razza, della repressione e del lavaggio dei cervelli.

Mio caro fumetto... - Qui io non conto e l'italianizzazione forzata dei cognomi

Miranda cresce, amatissima dai genitori che avevano perso due figli prima di lei, come una bambina straniera nel suo paese. Vive la guerra sulla sua pelle. Alla caduta del regime, nel periodo della Linea di Morgan e della costruzione di Nova Gorica, decide di tornare in quella che sente casa: Lubiana.

Qui si stabilisce, sognando un «panslavismo, l’unione di tutti i popoli slavi, in un unico stato, un’unica bandiera». In parte a questo concetto si avvicina Josip Broz, noto come Maresciallo Tito, promuovendo l’unità dei popoli slavi sotto un’unica entità federativa. È presidente dal 1945 della Democrazia Federale di Jugoslavia e dal 1953 della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Mio caro fumetto... - Miranda e la sua amica Marjeta a Lubiana

L’ideale viene ben presto deluso, scontrandosi con la cruda realtà. Miranda si trova a dover toccare con mano gli effetti di un altro regime, questa volta comunista. Non tollera e decide per il rientro in Italia.

Per Miranda e per tanti come lei, il desiderio è quello di trovare un luogo dove potersi finalmente esprimere, avere un ruolo, fare la differenza. Da s’ciava, da «subumana bolscevica» come l’aveva chiamata da bambina la sua insegnante di scuola, sentire finalmente di avere un posto nel mondo.

Mio caro fumetto... - Anna Dietzel, il colore rosso e gli oggetti

Graficamente Anne Dietzel in Qui io non conto estrinseca e perfeziona lo stile e la tecnica già sperimentati in altre sue illustrazioni, oltre che nel suo primo fumetto: Tre di notte a Miltenberg (Sigaretten, 2021). Un segno sottile, pulito. Le tavole, dal layout molto vario e libero, sono eseguite tradizionalmente su carta. Uno schizzo a matita, anche morbida (4B o 5B), poi l’inchiostrazione con pennarelli Micron a china con la punta di diversa misura (0.1 e 0.05 mm). In una seconda fase si passa alla scansione e alla colorazione in digitale. I colori sono ottenuti non con i pennarelli digitali ma usando dei fogli colorati come base: facendo una sorta di “collage” su Photoshop.

Un suggerimento, quest’ultimo, che Anne Dietzel ha ricevuto dal suo professore Stefano Ricci. L’idea è che il colore realizzato su Photoshop sia piatto, mentre così, scannerizzando un foglio colorato con la vernice spray rossa, o semplicemente un foglio di carta colorata, si ottenga più movimento, una texture. Un procedimento che permette inoltre tutta una serie di sovrapposizioni molto ben visibili nel risultato finale.

Mio caro fumetto... - Anna Dietzel e le architetture abbozzate su sfondo bianco, senza profondità e prospettiva

Il verdino che compare in tanti disegni di questa graphic novel e in molti altri che l’autrice produce, ad esempio, è ottenuto dalle pagine di un quadernino di carta riciclata. Uno di quelli che si acquistano in tanti negozi di cartoleria. In generale la palette scelta per Qui io non conto concorre nel fare immergere il lettore in un’atmosfera di altri tempi.

Pochi e sintetici gli elementi volti a creare paesaggi naturali e antropici, a dare profondità al disegno, a creare prospettiva. Architetture abbozzate si stagliano di frequente su fondo bianco, o di un unico colore. Molte di più le suppellettili, le cose di uso pratico quotidiano che, secondo l’autrice, hanno il potere di raccontare più delle parole.

Mio caro fumetto... - Qui io non conto e gli oggetti che narrano anche più delle parole

Caratteristica principale della graphic novel: la resa dei personaggi. Sono tutti ibridi uomo-animale, gatti antropomorfi. Il pensiero vola a Maus di Art Spiegelman nel quale gli ebrei vittime di discriminazione razziale sono topi, e i tedeschi aguzzini gatti. In Qui io non conto però non c’è un significato simbolico di questo tipo. La scelta del gatto antropomorfo risponde a differenti motivazioni.

Il gatto è un soggetto da sempre molto amato da Anna Dietzel ed è dunque un legame, un filo conduttore, con la sua produzione precedente. Era l’animale preferito anche di sua nonna Miranda. Il gatto è utilizzato come una maschera, con l’obiettivo di mettere distanza tra personaggi e persone, semplificando per l’autrice l’attività di stesura in momenti molto duri (quando, ad esempio, sua nonna è venuta a mancare). I gatti sono infine un espediente per risolvere un problema reale: il fatto di non conoscere il volto di alcune delle persone che popolano la graphic novel. Un modo peculiare per completare un puzzle altrimenti lacunoso.

Mio caro fumetto... - Qui io non conto e i gatti antropomorfi

Qui io non conto è frutto di un passaggio di testimone generazionale, con un grado di separazione. A tramandare ad Anna le vicende familiari focus della narrazione non è stata direttamente sua nonna Miranda, bensì sua mamma Matilde. L’opera poggia su un importante impegno di documentazione e di reference.

Anna Dietzel ha utilizzato sì le foto di famiglia ma è anche andata a visitare i luoghi che ha descritto. Un viaggio a Nova Gorica presso parenti sloveni le ha permesso di vedere e riportare a casa con sé la memoria di quei territori e di svariati oggetti: divise, bandiere e tanti altri. Non è mancata un’attenta e necessaria verifica dei dati di contesto, quelli afferenti alla storia con la S maiuscola, grazie alla stretta collaborazione con due storici, Kaja Širok e Pierpaolo Dorsi.

Mio caro fumetto... - Qui io non conto, la storia di Miranda, di una famiglia e la storia con la S maiuscola

Nei ringraziamenti finali, un commovente messaggio di Anna a sua nonna Miranda. «Mi dispiace che tu non abbia fatto in tempo a leggere il libro su di te; non saprei dire se ti sarebbe piaciuto e non sei mai stata una da troppe smancerie, ma raccontarti è stato come conoscerti una seconda volta e sono contenta di poter essere stata io a scrivere della tua, e nostra, famiglia».

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