Mio caro fumetto... - Mamma Valli e il fumetto su di lei
Letture

Laban et confiture o la bellezza delle mescolanze culturali

Conoscete l’illustratrice e fumettista Lena Merhej? Se la risposta è no, bisogna correre ai ripari magari iniziando, come me, da Laban et confiture ou comment ma mère est devenue libanaise (Alifbata, 2018).

Lena Merhej è nata a Beirut in Libano nel 1977 da madre tedesca e padre libanese e ha il grande merito di aver contribuito a dinamizzare la produzione di fumetti nel suo paese, e non solo.

Autrice di numerosi albi illustrati e fumetti è attiva anche nel campo dell’insegnamento e della ricerca. Lettrice di illustrazione e animazione alla Lebanese American University dal 2003 al 2009, ricercatrice di narratologia, illustrazione e scienze informatiche alla Jacobs University di Brema dal 2010 al 2015, oggi insegna storyboard illustration and character design alla Lebanese International University.

Molte delle sue opere hanno vinto premi e riconoscimenti internazionali. Quella con cui nel 2006 ha esordito nel mondo del fumetto e che in traduzione inglese si intitola I think we will be calmer in the next war, nel 2007 si è guadagnata il titolo di libro più letto in Libano.

È invece nel 2011 che Lena Merhej ha pubblicato su Samandal (La Salamandra), prima rivista indipendente nonché editore di fumetti del mondo arabo frutto dell’omonimo collettivo di fumettisti di cui è cofondatrice, Murabba wa laban keif asbahatu ummy lubnaniyya. In italiano suonerebbe come “Confettura e yogurt ovvero come mia mamma è diventata libanese”.

Cosa ha di speciale questa graphic novel? È la prima in assoluto scritta in arabo e poi tradotta in francese. È proprio nella sua versione francese Laban et confiture ou comment ma mère est devenue libanaise che, come accennato, mi sono imbattuta tempo fa.

Reduce dalla bella scoperta di essere in grado di leggere fumetti in questa lingua, ero infatti alla ricerca in internet di qualche titolo non ancora reperibile in Italia.

Sono da subito rimasta colpita dal felice connubio tra questo libro così interessante e l’importante progetto editoriale della piccola ed illuminata realtà che lo ha pubblicato: Alifbata (Alif Ba Ta sono le prime tre lettere dell’alfabeto arabo), con sede a Marsiglia.

La casa editrice persegue l’obiettivo di fare conoscere in Francia i fumetti di area mediterranea, magrebina e mediorientale, in versione francese e ha inaugurato il suo catalogo nel 2015 proprio con Laban et confiture.

Della sua fortunata traduzione e di tutte le criticità ad essa legate si è occupata Simona Gabrieli, italiana di nascita e marsigliese di adozione, in collaborazione con Marianne Babut. Simona Gabrieli è anche fondatrice di Alifbata.

L’edizione oggi in commercio è del 2018 e differisce dalla prima per la nuova copertina e il lettering manoscritto. Io me la sono fatta regalare per Natale vista anche la tematica di cui tratta, fra quelle più nelle mie corde.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Copertina dell’edizione  Alifbata del 2018

In effetti l’altra particolarità di Laban et confiture sta nel suo contenuto, ovvero nel proporre al lettore una storia di “migrazione al contrario”, diversa da quelle cui siamo abituati a pensare oggi.

È quella della mamma dell’autrice, Waltraud Grote, da tutti chiamata Valli, medico pediatra militante, che nel 1967 si è trasferita dalla Germania in Libano, da Hannover a Beirut.

Lena Merhej con le tavole in bianco e nero della sua graphic novel, dal sapore bambinesco, piene di vita, di particolari e dettagli, mette su carta, a suo dire, un mélange di ricordi che le tornano in mente talvolta a partire da un avvenimento o da un pensiero, in altri casi non si sa bene da dove. Sono tutte memorie legate alla sua famiglia e in particolare alla sua mamma.

Ne viene fuori una narrazione molto frammentata e con molti salti temporali. Non per questo però perde la capacità di emozionare e di fare immedesimare chi legge in questa donna colta, forte, risoluta, assolutamente umorale, temprata da una vita piena di dolori tanto da farla sembrare, almeno in apparenza, dura come la pietra.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - La vita di Valli piena di dolori

In apparenza, appunto. Valli infatti, lo si capisce leggendo, è capace di piccole e grandi attenzioni nei confronti del prossimo, sia esso un membro della sua famiglia, un amico, uno sconosciuto, o l’animale di casa.  È una donna sensibile e di grande ricchezza interiore. Gli unici muri che innalza sono quelli per difendersi dai propri demoni, da se stessa. Anche i suoi scatti di rabbia altro non sono che malcelata tristezza.

Valli in Libano si confronta con la difficoltà di trovare collocazione in una società tanto diversa dalla propria di origine. Nonostante ciò sceglie ogni giorno quel paese come proprio per un insieme di piccole cose, una serie di ragioni a primo acchito insignificanti, intorno alle quali umanamente costruisce il suo quotidiano, le sue abitudini e la sua stabilità. Ognuno di noi potrebbe creare un simile elenco e sarebbe sorpreso del risultato.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Le piccole cose quotidiane e la scelta di vivere in Libano

Ma non c’è solo questo a darle conferma della correttezza della sua decisione. Ci sono anche i motivi importanti: quei valori che fungono da pilastro e che tutto sorreggono, sui quali edifica la propria realizzazione professionale e personale con impegno, fatica, grande determinazione e slanci di coraggio.

Valli lavora, e tanto, in diversi luoghi, sempre con importanti responsabilità. Come medico ha avuto modo di prestare servizio in numerosi ospedali, trovandosi a gestire anche situazioni estreme. Diviene membro di un’associazione di supporto alle “persone con bisogni specifici”, come lei desidera che vengano indicati i disabili. Crea un asilo infantile con annesso centro di cura, una realtà che diverrà associazione (FiSTA) e dalla quale nasceranno poi diverse scuole.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Mamma Valli e il suo lavoro

Infine, non certo però per il rilievo che gli attribuisce, Valli dà retta agli argomenti del cuore. Nutre un profondo amore per la sua grande famiglia, desiderata, formata e custodita con dedizione e sollecitudine. È una mamma principessa, a tratti carabiniere, con grado di Generale. Ognuno a casa ha un ruolo e un compito.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Valli per sua figlia è un mamma principessa
Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Ognuno in famiglia ha i suoi compiti

D’altra parte con cinque figli non potrebbe essere altrimenti. Dal primo matrimonio con Riad Nashabeh nascono Omar e le due sorelle maggiori di Lena, Yasmine e Rim. Dal secondo matrimonio con Bechara Merhej – giornalista, statistico e uomo politico libanese, Ministro degli Interni (1994-1996) e Ministro per la Riforma Amministrativa (1996-1998) – nascono Lena e sua sorella minore, Mona. In realtà i figli sarebbero stati di più, ma…

E in una vita così piena, a Valli non manca il tempo per coltivare mille interessi. Legge e ha una grande biblioteca, ama fare lavoretti manuali di ogni sorta, regalare oggetti fatti da lei. Ama gli animali. Non sa cosa sia la noia.

Per un bel periodo tra l’altro viaggia di frequente, sia per lavoro sia per andare a trovare la sua famiglia in Germania, salvo negli anni in cui il Libano è straziato dalla guerra.

La guerra. È un elemento onnipresente nel fumetto e costituisce una sorta di filo conduttore che lega e scandisce le vite di madre e figlia. Se da bambina in Germania Valli subisce gli orrori della seconda guerra mondiale, tra il 1975 e il 1990 tutta la sua famiglia è costretta all’esperienza della guerra civile libanese. Psicologicamente non può che essere un trauma, eppure nemmeno la guerra riesce a fare allontanare Valli dal suo paese di elezione.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - La guerra accomuna l’infanzia di madre e figli

Il Libano però, nonostante tutti i suoi sforzi, le rimarrà sempre un paese estraneo.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Il Libano sempre un paese straniero malgrado tutto

Insomma per Lena Merhej ripercorrere la vita agrodolce di questa mamma “fuori dalla norma”, «cohabitation pacifique des contradictions» come il miscuglio di laban et confiture, di latte cagliato e confettura che le vede mangiare quando l’abitudine libanese sarebbe quella di mescolare latte cagliato, sale e cetrioli, vuol dire anche ragionare e interrogarsi sulla propria vita e sull’appartenenza ad una doppia cultura.

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Spiegazione del titolo Laban et confiture

Di se stessa dice:

«Je suis comme une télé avec doublage, j’ai la tête d’une Allemande et la culture d’une Libanaise»

«Sono come una televisione con il doppiaggio, ho la testa di una Tedesca e la cultura di una Libanese»

E ancora:

«Quand je suis allée étudier en Allemagne – en partie pour fuir les bombardements israéliens sur le Sud-Liban, en 2006 –, les gens à Brême me prenaient d’abord pour une autochtone, avant de se rendre compte que j’étais une étrangère. Au Liban, c’est le contraire, à première vue je suis étrangère, mais dès que j’ouvre la bouche, les gens savent que je suis une des leurs»

«Quando sono andata a studiare in Germania – in parte per fuggire ai bombardamenti israeliani sul Sud del Libano, nel 2006 –, la gente a Brema da principio mi prendeva per un’autoctona, prima di rendersi conto che ero straniera. In Libano, è il contrario, a prima vista sono straniera, ma non appena apro la bocca, le persone sanno che sono una di loro»

Mio caro fumetto… – Laban et confiture - Donne orientali e donne occidentali

Le migrazioni, l’importanza dell’intercultura e del superamento dei cliché Oriente e Occidente, la ricchezza delle identità plurali, sono solo alcune delle tematiche grazie alle quali Laban et confiture, storia intima di famiglia con una prospettiva di genere, raccontata in modo semplice, schietto, tenero e con una buona dose di umorismo e frizzantezza, assurge prima al gradino di esperienza collettiva e poi al vertice di storia universale.

P.S. Mi fa piacere sottolineare, per dovere di completezza, che nel 2018 il libro è stato pubblicato anche in spagnolo da Ediciones del Oriente y del Mediterráneo con il titolo Yogur con mermelada. O cómo mi madre se hizo libanesa. La traduzione dall’arabo in questo caso è stata affidata a Mónica Carrión.

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