Mio caro fumetto... - Bambini e strumenti pedagogici montessoriani
Chiacchiere,  Letture

Maria Montessori e il metodo “improprio”

A 150 anni dalla nascita di Maria Montessori (Chiaravalle 31 agosto 1870-Noordwijk 6 maggio 1952) BeccoGiallo ha dato alle stampe Maria Montessori. Il metodo improprio, graphic novel scritta da Alessio Surian e Diego Di Masi e illustrata da Silvio Boselli.

Mio caro fumetto… – Copertina di Maria Montessori. Il metodo improprio

Con un semplice escamotage narrativo, gli autori ripercorrono a grandi linee alcuni episodi salienti della biografia di Maria Montessori (riassunta in modo completo in fondo al volume), quelli volti a illustrare la nascita, lo sviluppo e la diffusione dei principi generali di quel metodo pedagogico che la rese famosa in tutto mondo e che ancora oggi viene applicato largamente e con grande successo.

Nella primavera del 1952, poco tempo prima di morire, Maria Montessori è in Olanda, a Noordwijk. Nella veranda della sua abitazione conversa con alcune delle persone che hanno contribuito a propagare il suo metodo: Claude Claremont, Johanna Werner, Anne George, Zoe Bateman, Emily Greenman ed altri. Ricorda il suo passato e racconta di sé, delle sue idee nate dall’osservazione.

La narrazione inizia dalle prime esperienze al fianco del dottor Montesano nella Clinica Psichiatrica dell’Università di Roma nel 1897 con i bambini frenastenici. Qui Maria Montessori ebbe l’intuizione che trasformò il modo di approcciare i bambini chiusi nel manicomio prima, e tutti gli altri poi.

Mio caro fumetto… – Le tessiture di Froëbel
Mio caro fumetto… – Origine delle lettere mobili di Maria Montessori

Accenna in un secondo momento ai suoi viaggi a Londra e Parigi per approfondire e sperimentare le tecniche ideate da Édouard Séguin e Jean-Marc Gaspard Itard per l’educazione dei bambini con deficit.

Mio caro fumetto… – Chiamare entro l’anima del fanciullo l’adulto che vi sta assopito

Racconta poi della Casa dei bambini inaugurata il 6 gennaio del 1907 in un edificio popolare a via del Marsi, nel quartiere San Lorenzo di Roma, per desiderio di Edoardo Talamo, direttore dell’Istituto dei Beni Stabili.

Mio caro fumetto… – Primo dovere dell’educatore secondo Maria Montessori
Mio caro fumetto… – Principi montessoriani
Mio caro fumetto… – Ambiente montessoriano a misura di bambino
Mio caro fumetto… – Bambini autonomi nell’apparecchiare e disporre le stoviglie

Ritorna alla visita che fece nel 1908 alla Casa del Bambino di Palidano, nei pressi di Mantova, gestita da Maria Maraini Gonzaga e al fruttuoso incontro con Ernesto Bassoli, proprietario di un laboratorio da cui nacque la produzione dei famosi e fondamentali materiali didattici in legno.

Mio caro fumetto… – Caratteristiche degli strumenti didattici montessoriani
Mio caro fumetto… – Bambini con i materiali didattici montessoriani

A partire da una foto che le viene mostrata, rievoca il primo corso internazionale che tenne a Roma a partire dal 16 gennaio del 1913. Segue poi la descrizione del viaggio del 1915 a San Francisco negli Stati Uniti, per l’Esposizione Universale. In questa occasione pronunciò un’importante relazione alla conferenza Learning and developmental freedom of the child, da cui la diffusione del metodo nel mondo intero.

Successivamente rammenta il periodo di vita in Catalogna e il trasferimento nei Paesi Bassi. La guerra si avvicina e viene invitata ad intervenire sempre più a congressi dedicati alla pace.

«La vera difesa dei popoli non può poggiare sulle armi: giacché le guerre … non potranno mai assicurare la pace e la prosperità di nessun popolo, finché non si ricorrerà a questo grande armamento della pace che è l’educazione».

Il 12 ottobre 1934 le scuole montessoriane sono costrette a chiudere per volere di Mussolini. Maria Montessori, in Italia per un convegno, parte. Farà ritorno in patria solo nel 1947 per una breve visita istituzionale. Nel 1939 infatti intraprende un viaggio in India. Era previsto che durasse sei mesi e invece si protrasse, vista l’accoglienza calorosa, fino al 1946, quando rientrò in Olanda.

I disegni di questa graphic novel ricordano quelli dei libri illustrati per bambini degli anni Cinquanta. Silvio Boselli realizza tutte le parti prettamente biografiche nei toni caldi dell’arancio e dell’ocra mentre quelle in cui si illustra il metodo, le rende identificabili grazie alle tinte ciano, bluastro e grigio. Lo stile muta fortemente in due blocchi di tavole dove a prevalere è il gusto onirico: quando si parla dell’abbandono dell’Italia in epoca fascista e nel finale. Qui i disegni guadagnano in varietà di colori e anche la resa dei personaggi è di molto diversa rispetto alle resto del volume.

Mio caro fumetto… – Partenza di Maria Montessori dall’Italia mussoliniana
Mio caro fumetto… – Una delle tavole finali di Maria Montessori. Il metodo improprio

«Noi non sappiamo “immaginare” cose che non cadano realmente sotto i nostri sensi. Anche per questo, in classe, gli oggetti devono essere a misura dei bambini e della loro forza…

Attaccapanni a muro a portata di mano; spazzole che le loro mani possano abbracciare; saponette che stiano nel cavo della mano… Catinelle piccole perché abbiano la forza di vuotarle; scope col manico breve, liscio e leggero; vestiti facili da togliere e indossare…

Mobili leggeri che si possono trasportare; credenze basse; serrature facili da maneggiare; cassetti e sportelli leggeri da aprirsi e chiudersi… Un ambiente che invita all’attività e nel quale i bambini a poco a poco, instancabilmente perfezionano i propri movimenti…

La fragilità dei mobili lo rende educativi, così come i piatti di ceramica e i bicchieri di vetro, gli oggetti che segnalano movimenti rudi e ineducati.

Il fanciullo è portato a correggersi, a esercitarsi a non urtare, a non rovesciare, a non rompere, raddolcendo sempre più i suoi movimenti e rendendosene a poco a poco padrone.

Si abituerà a fare il possibile per non macchiare gli oggetti belli che rallegrano il suo ambiente. È la stessa via per cui, gustato il silenzio e la musica, farà di tutto per non produrre rumori discordanti.

Prepariamo un ambiente adatto come si preparerebbe un ramo d’albero in una uccelliera per poi lasciare liberi i bambini ai loro istinti di attività e di imitazione. La scuola deve diventare il luogo dove il bambino può vivere nella sua libertà, non solo quella intima, spirituale, della crescita interiore».

Io mi sento un po’ figlia di questo metodo “improprio” ed è il motivo per cui non potevo perdermi questa graphic novel. Le tavole che gli sono dedicate sono quelle che mi riportano agli indimenticabili tempi del mio amato asilo: la Casa dei bambini Montessori di via di Grottarossa n. 1242, la prima scuola materna laica della capitale. L’ho frequentato negli anni tra il 1982 e il 1985.

Fondato nel 1952, era gestito da Giovanna Castaldo Pagnotta, la mia maestra, che partecipò all’ultimo corso di Maria Montessori a Perugia nel 1950. Oggi la sua eredità è stata raccolta dalla figlia Francesca Pagnotta.

Era ed è un asilo bellissimo circondato da un grande giardino pieno di una grande varietà di alberi, piante e fiori e di bei giochi: le altalene e la piramide di cubi di ferro dipinta di rosso su cui ci arrampicavamo. C’erano anche gli animali: due pastori maremmani buonissimi, Luna e Bomba, le galline nel pollaio e i colombi. Sfruttavamo tanto lo spazio esterno, in tutte le stagioni. Ricordo le raccomandazioni di non toccare le processionarie in primavera e anzi di segnalare se ne vedevano in giro. All’interno regnava la pace. Tutto era piacevole, accogliente e a misura di bambino, dal mobilio, ai bagni, proprio per rendere tutti noi il più possibile autonomi.

Mio caro fumetto… – Disegno fatto alla Casa del bambino quando ero piccola

Ricordo che eravamo impegnati in mille attività: il disegno con tante tecniche diverse; i cartelloni (che belli quelli fatti sulle letture dell’Odissea!); i lavoretti con la creta; il ritaglio ed il collage (come dimenticare le scatoline di coccoina con il pennellino e quell’inconfondibile odore)…

Ovviamente non mancavano gli strumenti montessoriani. Ho trascorso ore ai telai per imparare ad allacciarmi le scarpe e a chiudere gli indumenti con i bottoni.

Ricordo le forme geometriche di legno con i manici, nelle loro cassettine. Andavano incastrate al posto giusto su tavolette, come un puzzle. Non mancavano i cubi di legno da impilare, gli incastri solidi, le forme geometriche ornamentali, le aste per le lunghezze e le catenelle con le palline per imparare a contare.

Usavamo anche le lettere mobili in legno. Io a cinque anni avevo già imparato a leggere e scrivere e sono stata accompagnata passo passo nel mio percorso per la primina: l’inserimento direttamente alla seconda elementare a sei anni. Nel periodo primaverile mi esercitavo seduta ad un tavolino in giardino, all’aria. A distanza di anni ho ancora stampati nella memoria molti dei trucchi suggeritimi per sciogliere i dubbi di ortografia. E la filastrocca per imparare la gl? «Sul tagliere l’aglio taglia, non tagliare la tovaglia, la tovaglia non è aglio, se la tagli fai uno sbaglio».

Mio caro fumetto… – Disegno della scuola e del giardino fatto da me alla Casa del bambino

Per pranzo a turni apparecchiavamo e servivamo a tavola per tutti. Aiutavamo a sparecchiare e a piegare le tovaglie. Ogni giorno andavamo a prendere le uova nel pollaio e le portavamo alla cuoca. Uno dei miei piatti preferiti erano le ruote (il formato di pasta) al pomodoro. Spesso me le cucino anche oggi perché sanno proprio di infanzia!

Quotidianamente c’era il momento riservato all’esercizio del silenzio, tutti seduti ai tavolini. La “parola d’ordine” era «piedini uniti, mani ferme e bocca chiusa».

Ricordo con grande piacere le recite di Natale con tutti noi bambini vestiti con i costumi fatti di carta crespa, abbelliti da nastri argentati. Un anno ho dovuto sostituire la bambina che interpretava Maria. Si era ammalata all’improvviso e per fortuna io sapevo la parte a memoria. Il bambino Gesù era sempre il fratellino o la sorellina piccola di qualcuno di noi. E poi che dire delle belle feste di fine anno all’aperto con i pagliacci?

Un’altra esperienza che mi è rimasta nel cuore è stato quando abbiamo raccolto l’uva e preparato il mosto schiacciandola con i piedi in grandi tinozze.

E poi c’era Nando che con il suo pulmino rosso ci veniva a prendere a casa o in punti comuni a più bambini e ci portava all’asilo. Una presenza fondamentale e rassicurante.

Mio caro fumetto… – Il pulmino di Nando che ci accompagnava alla Casa del bambino

Tanto di quello che sono, di quello che faccio oggi e di come lo faccio lo devo a quei tre anni alla Casa dei bambini in cui sono stata accompagnata in serenità a trovare ed esprimere me stessa e ad essere libera ed indipendente.

Alessio Surian, Diego Di Masi e Silvio Boselli con la loro graphic novel aggiungono un tassello per la conoscenza e la comprensione di un metodo grazie al quale si sono strutturate le mie fondamenta, e quelle di tante altre persone come me. Maria Montessori. Il metodo improprio è un omaggio ad una donna forte, determinata, moderna e rivoluzionaria che per essere riconosciuta ha dovuto superare enormi ostacoli e radicati pregiudizi.

A loro va il mio ringraziamento per le riflessioni suscitate, a Maria Montessori la sincera riconoscenza per la “rivoluzione copernicana” che ha intrapreso e alla Casa dei bambini Montessori di via di Grottarossa tutto il mio amore per averla resa concreta nella mia vita.

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