Mio caro fumetto... - Matthias Sindelar
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Il Caso Sindelar: un mistero storico a fumetti

Alla base del fumetto di Carlo Bazan e Carlo Rispoli Il Caso Sindelar – Le Inchieste del Commissario Baroni (Segni d’Autore, 2020) c’è l’intenzione di raccontare una storia vera poco nota ai più, e molto discussa da tempo.

Mio caro fumetto... - Copertina de Il Caso Sindelar - Le Inchieste del Commissario Baroni

Con lo scopo di chiarire l’inquietante epilogo della vita di Matthias Sindelar, il calciatore austriaco più celebre di tutti i tempi, considerato un simbolo dell’opposizione al regime nazista, e di Camilla Castagnola che era con lui, Carlo Bazan dà vita ad un personaggio di fantasia. Si tratta di Andrea Baroni, un coraggioso commissario di polizia attivo nel 1939 a Milano presso il Commissariato di Porta Vittoria.

È il 23 gennaio 1939. Un amico (Gustav Hartmann nella realtà, Herbert nel fumetto) li trova stesi nel loro letto mano nella mano. Lui esanime, lei ancora viva, ma non cosciente, morirà di lì a poco in ospedale. Nessuna autopsia e cremazione eseguita con celerità. Il motivo ufficiale del decesso? Esalazioni di monossido di carbonio durante il sonno per il malfunzionamento di una stufa.

Mio caro fumetto... - Il Commissario Andrea Baroni esamina la stufa nella casa di Sindelar

Ma qualcosa non quadra. È per questo che nel fumetto i genitori della giovane donna si rivolgono accorati al poliziotto. Lo pregano perché scopra la verità. Sono fermamente convinti del fatto che la loro figlia e il genero siano stati uccisi.

Non bastano però dei dubbi per poter iniziare un’indagine ufficiale all’estero, a Vienna. Bisogna avere delle prove. Per questo il Commissario desidera saperne di più e li interroga. I due, incalzati, rilasciano la loro deposizione ripercorrendo gli antefatti ab origine.

Mio caro fumetto... - I genitori di Camilla Castagnola incontrano il Commissario Andrea Baroni al Commissariato di Porta Castello. Alla parete i ritratti di Mussolini e Vittorio Emanuele III, oltre al crocefisso

Matthias Sindelar, Matěj Šindelář, nato il 10 febbraio del 1903 a Kozlov una cittadina della Moravia, al confine tra Austria e Slovacchia, già da bambino viveva a Vienna con le tre sorelle e i genitori. Questi ultimi si erano trasferiti in città in cerca di fortuna e avevano aperto una lavanderia, lavoro che gli permetteva di sostentare la famiglia. Il tenore di vita che conducevano era però piuttosto modesto.

Abitavano in una casa popolare nel quartiere industriale Favoriten. Matej amava giocare a palla in strada con i suoi amici. Alla morte prematura del padre nell’ultima battaglia dell’Isonzo del 1917, deve contribuire economicamente al bilancio familiare. Ormai è l’unico uomo di casa. Quel suo passatempo e svago, il calcio, diviene prima un modo per lenire il dolore e poi qualcosa di più. Ci si butta a capofitto e i suoi allenatori lo chiamano Der Papierene, “Cartavelina” per quanto è esile e magro.

Mio caro fumetto... - Sindelar, Cartavelina, Il "Mozart" del pallone

Alla fine del 1918 il talent-scout Karl Weimann lo nota. Grazie a lui Matthias inizia a giocare nell’Herta, prima nella formazione giovanile, poi a 21 anni nella serie maggiore, per passare nel 1924 alla squadra Wiener Amateur-Sportverein che, nel 1926, prende il nome di Fußballklub Austria Wien.

Da lì alla Nazionale austriaca il salto è breve. Nel “Wunderteam“, la squadra delle meraviglie, così la chiamavano, gioca con il numero 10. L’Austria Wien tra il 1934 e il 1936 infila una lunga serie di vittorie grazie anche a numerosi goal di Matthias, definito sempre più spesso il “Mozart” del pallone, per la sua fantasia di gioco. È un bomber amato dal popolo, anche per i suoi modi affabili.

Mio caro fumetto... - La carriera di Sindelar

Camilla Castagnola in tutto questo incrocia la sua strada con quella di Matthias in occasione dei Mondiali del 1934. L’Austria Wien gioca le semifinali nello Stadio di San Siro di Milano contro l’Italia: una partita molto violenta e contestata. Perde contro la padrona di casa e, a causa di un brutto fallo dell’azzurro Luisito Monti, che lo marcava stretto, Sindelar deve essere ricoverato per un grave infortunio al ginocchio.

La giovane viene chiamata in ospedale a fare da interprete al fuoriclasse, al quale un’operazione sperimentale per i tempi salva la carriera, data già per conclusa dalle testate giornalistiche. Tra i due scatta la scintilla e dopo pochi mesi arriva il matrimonio. La coppia torna poi a vivere a Vienna.

Mio caro fumetto... - La Milano di Matthias Sindelar e Camilla Castagnola

Matthias ricomincia a giocare e tutto procede serenamente fino al 12 marzo del 1938. È la data ferale dell’Anschluss, dell’annessione dell’Austria al Reich da parte di Hitler.

Pochi giorni dopo, il 3 aprile 1938, l’Austria Wien (ormai chiamata Ostmark, e cioè Provincia Orientale) si trova a giocare contro la Germania la sua ultima competizione amichevole, detta Anschlusspiel, la “partita della riunificazione”. Una farsa che doveva essere vinta dalla Germania. E invece così non fu.

Mio caro fumetto... - Sindelar e Szesta si rifiutano di fare il saluto nazista a fine partita

Sindelar in questa occasione compie due irrimediabili errori. Esulta dopo un suo goal e a fine partita, insieme al compagno Karl Szesta, autore di un’altra rete, rifiuta di fare il saluto nazista alle autorità tedesche schierate negli spalti.

Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Reich, dopo la partita aveva dichiarato: «I viennesi hanno un loro idolo, il grande calciatore Sindelar. Vogliamo credere, anzi siamo sicuri, che Sindelar sarà sempre degno di questa stima anche negli impegni futuri». Una malcelata minaccia.

Mio caro fumetto... - Joseph Goebbels e Sindelar

Invece di lì a poco Sindelar aveva opposto il suo diniego a giocare nelle fila della nazionale tedesca, un «no» certamente non gradito, pronunciato al momento della convocazione da parte dell’allenatore Sepp Herberger, e reiterato nel tempo.

In più Sindelar si era esposto solidarizzando con il presidente dell’Austria Wien, l’ebreo Emanuel “Michl” Schwarz, al momento della sua destituzione per mano tedesca: «Il führer dell’Austria ci ha proibito di salutarla, ma io lo farò ogni volta che avrò l’onore di incontrarla».

Mio caro fumetto... - L'arrivo del Commissario Baroni alla Stazione di Vienna

Il Commissario Baroni una volta raccolti tutti questi utili elementi si convince dell’importanza e dell’urgenza di indagare personalmente sulla morte dei due, recandosi a Vienna. Lo aspetta un’investigazione perigliosa, a dir poco rocambolesca, non priva di incontri segnanti, in un continuo climax di suspence, tipico dei migliori thriller.

Con lui il lettore ha modo di ispezionare l’appartamento del campione al n. 3 di Annagasse e di frequentare il Café Matthias Sindelar, di cui l’ex giocatore era stato proprietario nell’ultimo periodo della vita, proprio dopo aver maturato la sofferta decisione di abbandonare il calcio.

Mio caro fumetto... - Il n. 3 di Annegasse a Vienna
Mio caro fumetto... - L'entrata del Café Matthias Sindelar

E se nel fumetto le conclusioni a cui giunge il Commissario sono inconfutabili, la Storia purtroppo manca di prove certe. Non è mai stato rinvenuto negli archivi tedeschi alcun fascicolo sulla morte di Sindelar che possa mettere la parola fine a tutti i dubbi e le supposizioni che ne sono derivate. Omicidio politico, incidente, suicidio (anche questa è un’ipotesi che è stata sostenuta). Non è dato sapere.

Strana sicuramente la gestione della Gestapo, la polizia politica, per un caso di evidente competenza della polizia criminale, bollato come accidentale. E se taluni silenzi valgono più di tante parole, è anche vero che durante il conflitto bellico e nelle convulse fasi di liberazione di Vienna andarono certamente distrutti molti documenti.

Mio caro fumetto... - L'intervento della Gestapo al posto della Polizia criminale

La verità è ancora lontana e forse impossibile da ricostruire, mista com’è diventata, dopo 82 anni, di mito e leggenda. Si è detto di tutto e il contrario di tutto. La ricerca storica e la raccolta di testimonianze sulla figura del “Mozart del calcio”, che non prese mai la tessera del partito nazista, nel frattempo vanno comunque avanti. Non manca qualche ombra.

Alcune fonti, per esempio, vogliono che avesse ottenuto il suo locale dai tedeschi grazie ad un bieco processo di arianizzazione, mentre altrove si parla dell’acquisto da parte di Sindelar direttamente dall’ex proprietario, l’ebreo Leopold Simon Drill, impossibilitato dalle leggi razziali a portare avanti la sua attività presso il Café Annahof. L’uomo è tristemente fra le innumerevoli vittime delle deportazioni. Perse la vita nel 1943 nel campo di concentramento di Theresienstadt, Terezín, in Repubblica Ceca.

Mio caro fumetto... - L'acquisto del Café Annahof, poi Café Matthias Sindelar

Interessante anche l’enigma che ammanta Camilla Castagnola. C’è chi la vuole nata in Austria il 10 aprile del 1899 con il nome Camilla Durspect. Sarebbe divenuta di nazionalità italiana solo più tardi a seguito del matrimonio con Mario Castagnola, terminato con una separazione. La conoscenza con Sindelar in Austria, e ben più tarda rispetto alla Coppa Jules Rimet del 1934, solo poche settimane prima di quel drammatico lunedì di gennaio. La loro unione senza alcun vincolo d’ufficialità, in quanto lei sarebbe stata una prostituta.

Che dire, non c’è titolo più appropriato per questa vicenda di quello dato al fumetto: Il Caso Sindelar! Il soggetto e la sceneggiatura di Carlo Bazan, efficaci, forniscono a tutti le armi per una conoscenza di base sul protagonista e gli eventi, coerentemente con le 56 pagine di volume. Come sempre sta al lettore e alla sua curiosità decidere se leggere altro, se approfondire per farsi una propria opinione. Di sicuro io sono stata invogliata dal fumetto, e il mio desiderio di conoscenza non è ancora del tutto appagato…

Mio caro fumetto... - La Prefettura di Milano

Le pregevoli ed evocative tavole di Carlo Rispoli, valorizzate dal formato 24 x 30 cm, fanno tutto il resto. Contengono fin dall’inizio la bozza, la matita finita e l’inchiostrazione, mentre l’acquerello è stato aggiunto in un secondo momento. Rendono godibile la narrazione grazie al realismo delle ambientazioni e all’attenzione per tutti quei particolari che la vincolano al contesto storico geografico. È evidente il ricco lavoro sui riferimenti fotografici e iconografici, alle volte ben riconoscibili, come dimostrano alcune delle foto che ho inserito nel presente articolo.

In conclusione, quale sia stata la causa che ha determinato la morte di Sindelar, ai suoi funerali accorsero migliaia e migliaia di persone per omaggiarlo. Moriva il fantasioso calciatore, l’uomo dei tanti coraggiosi «no» e, insieme a lui, si dissolveva un’intera nazione, cancellata dall’espansionismo dei nazisti. Oggi Il Caso Sindelar perpetua la Memoria riaffermando l’importanza del contributo personale nella lotta contro tutte le dittature e i regimi. Per questo motivo rientra di diritto nella mia lista di Fumetti per la memoria che trovate a questo link.

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