Mio caro fumetto... - Detenute in carcere fuori dalla loro cella
Letture

Il carcere di Valérie Zézé e altre donne Pericolose

Un colpo di fulmine quello che ho provato in libreria per Pericolose, il mio diario dal carcere il fumetto delle sorelle Anaële e Delphine Hermans che custodisce e comunica la testimonianza di vita di Valérie Zézé. Pubblicato nel 2018 in Francia da La Boîte à Bulles con il titolo La Ballade des dangereuses, è stato portato in Italia da ComicOut a settembre del 2020.

Mio caro fumetto... - Copertina di Pericolose, il mio diario dal carcere

Valérie, oggi cinquantaquattrenne, è nata in Africa, in Cameroun. Marchiata a vita dagli abusi perpetrati dal padre quando aveva solo cinque anni, giunge con lui in Francia. È ancora piccola e di lei si occupa la Direction des Affaires sanitaires et sociales che sceglie di darla in affidamento. Cambia diverse famiglie, e crescendo si appiglia al suo amore per la lettura.

Da adolescente frequenta l’Institut de la Providence ad Amiens, gestito dai padri gesuiti, dov’è l’unica ragazza di colore e consegue il baccalauréat. Successivamente prende la licence in lettere moderne alla Sorbona. Diviene insegnante di letteratura e lingua francese ma solo per breve tempo. Perde il lavoro per un incidente ad un allievo nella sua classe. In quello stesso periodo incontri sbagliati e fragilità psicologica la fanno cadere nella tossicomania.

Mio caro fumetto... - Violenza e abusi nell'infanzia di Valérie Zézé

Di lì in poi a causa della cocaina si ritrova ad entrare ed uscire dal carcere per otto volte. Una spirale di dipendenza, violazione della legge, reclusione e recidiva da cui per trent’anni non riesce a venir fuori. Il bisogno sempre più impellente di assumere stupefacenti in quantità via via maggiori la spinge a delinquere.

Non disponendo di grandi risorse economiche e non avendo al suo fianco persone che possano finanziare il suo consumo ruba beni di lusso, con un modus operandi sempre identico a sé stesso.

Mio caro fumetto... - Valérie Zézé ruba per poter pagare la cocaina

Entra nel negozio prescelto durante l’orario di attività e si nasconde al suo interno fino al momento della chiusura quando, rimasta sola, è libera di impadronirsi del bottino e di dileguarsi per effrazione. Ricettata la merce, ha finalmente il denaro necessario all’acquisto dell’agognata sostanza, illusoriamente capace di anestetizzare ferite e angosce.

Ovviamente la sua tecnica non sempre funziona. Il 20 gennaio 2015 Valérie viene arrestata da due poliziotti. Nella sua borsa trovano alcune costose bottiglie di profumo. È solo l’ultima di una serie di flagranze di reato. Ha al suo attivo ben ventinove furti e altri sette arresti e carcerazioni. È così che nel giro di poche ore si chiudono alle sue spalle e per un lungo periodo, le sbarre della Casa circondariale femminile Berkendael di Forest, nei pressi di Bruxelles.

Mio caro fumetto... - L'arresto e la traduzione alla Casa circondariale Berkendael di Forest

Anaële Hermans, la sceneggiatrice, dà voce in prima persona a Valérie proprio a partire da quest’ultimo fermo. Zézé, matricola 4827, riceve per l’ennesima volta la spersonalizzante divisa con il grembiule da indossare ogni volta che varca la soglia della sua cella.

Si trova a fare i conti di nuovo con la cruda e difficile realtà del penitenziario, con tutte le sue dinamiche, regole codificate e leggi, dello Stato e non scritte. Un universo a lei tristemente noto e pressoché sconosciuto per noi lettori.

Mio caro fumetto... - L'ingresso nella cella
Mio caro fumetto... - Uccelli in gabbia

Zézé ci prende per mano e ci accompagna rendendoci partecipe minuto per minuto della sua routine quotidiana, senza filtri e con dovizia di particolari. In fondo è proprio ciò che ci si aspetta da una veterana, una habituée. Ma a quella gabbia Zézé non si è mai abituata e non si vuole abituare. Al contrario, desidera affrancarsene in modo definitivo.

Intanto però anche in quest’occasione, come in ogni altra, deve trovare il modo di adeguarsi alla reclusione. Deve farsi entrare in testa di non essere più padrona di sé, di non appartenersi più. È costretta ad adattarsi agli spazi limitati, alla totale mancanza di intimità, ai ritmi imposti. Continui i rumori: chiavi che penzolano dalle cinte dei secondini, grida da una cella all’altra, carrelli, tacchi, porte, spioncini e cancellate di ferro che vengono aperti e richiusi.

Mio caro fumetto... - Perquisizione e controlli

Le tocca ricostruire i rapporti con le guardie carcerarie, innalzare le barriere protettive e ristabilire gli equilibri nei confronti delle altre condannate. Non c’è altro modo per essere al sicuro, per avere assicurato il minimo rispetto, per guadagnarsi qualche amicizia e talvolta anche della percettibile solidarietà. Sì, perché in carcere «una detenuta sola è una detenuta morta».

Un processo umanamente e emotivamente complicato. Vive la disperazione, la solitudine, la rabbia, l’isolamento. In qualche caso la sua mente è più soffocante della cella, il suo pensiero ancor più claustrofobico. A tutto ciò si somma l’inevitabile sindrome da astinenza.

Mio caro fumetto... - Cella di isolamento e sindrome da astinenza
Mio caro fumetto... - In isolamento l'aria è nel cortile del carcere ma in una gabbia

Eppure Zézé resiste e va avanti. Evade con il pensiero grazie al ricordo fotografico del mondo fuori. Pensa ai suoi posti di affezione e a tutti quelli che ha intenzionalmente immortalato nella memoria durante l’ultimo tragitto verso Berkendael. Sopporta tenendosi occupata lavorando in cucina, in biblioteca e frequentando gli incontri con le sorelle musulmane, che porteranno ad una conversione all’Islam.

Ma a darle forza sopra ogni altra cosa è il pensiero e l’amore per Miguel, il figlio adolescente. Lui è fuori che la aspetta. Le scrive di continuo e pur di farle visita frequentemente in carcere trascura i suoi studi, fino a decidere di interromperli. Un’altra scottante sconfitta per Zézé, per la quale lo studio è sacro. È difficile pensare di gravare addosso alla persona più cara che si ha, invece di sostenerla nel costruirsi il suo futuro.

Mio caro fumetto... - Valérie Zézé occupa il suo tempo in carcere
Mio caro fumetto... - Valérie Zézé e suo figlio Miguel durante una visita in carcere

E se la vita in carcere è ardua, non è migliore quella che si trova a condurre dal 15 giugno 2015, data della sua scarcerazione. Nulla va come previsto. Il centro di accoglienza temporanea Transit asbl, la sua salvezza dopo le altre scarcerazioni, è un punto di riferimento e un sostegno.

Ma la chiave di volta giunge dall’inaspettato supporto da parte della Maison André Le Gorrec, una comunità terapeutica di Brantôme in Francia che le offre la possibilità di un percorso di disintossicazione. È lì che avviene il fortunato incontro tra una Valérie libera, consapevole e autonoma e Anaële Hermans. Segna la nascita di un’amicizia profonda, di un sodalizio femminile e di un lavoro di due anni per la realizzazione di Pericolose, il mio diario dal carcere.

Mio caro fumetto... - Il centro di accoglienza temporanea Transit asbl

Un fumetto colmo di tutto ciò che la vita di Valérie Zézé può esprimere: grande umanità, sofferenze, speranza, forza, desiderio di riscatto. Il lieto fine la protagonista lo sta scrivendo ancora oggi, giorno dopo giorno, nell’incanto di un castello di proprietà dell’artista Sylvie Leroy, a Nanthiat. Le auguro sia da fiaba.

Anche l’aspetto grafico del fumetto è molto piacevole. I disegni a carboncino e acquerello di Delphine Hermans, dai tratti delicati e dal sapore infantile, sono caratterizzati da una limitata gamma di colori, comunque decisi e vividi. Pur non essendo dettagliati, animano i personaggi grazie all’espressività dei volti.

Mio caro fumetto... - Evadere con la mente e fare un giro della Grand-Place di Bruxelles

Nella semplicità sono realistici. Rendono riconoscibili i siti cittadini e sono perfettamente rispondenti alla realtà del carcere. Se inizialmente per la disegnatrice è stato complesso riprodurre su carta qualcosa di cui non aveva contezza, successivamente le è stato permesso di entrare a visitare Berkandael e scattare qualche foto.

Un fumetto che invita a riflettere sottolineando l’incapacità del mondo carcerario di dare una risposta concreta ai bisogni di sicurezza, rieducazione e reinserimento in società. Un sistema che a tutti gli effetti sembra essere più un costoso problema che non una soluzione. Una realtà in grado di generare solo ulteriore esclusione.

Mio caro fumetto... - L'ingresso della Casa circondariale femminile Berkendael di Forest

Buona parte degli istituti penitenziari sono infatti ambienti insani, criminogeni, dominati dall’autoritarismo, difficili a tutti i livelli per chi vi sconta la pena ma anche per chi li gestisce e vi lavora. In esigui spazi fatiscenti, in disastrose condizioni igieniche e di sovraffollamento, rinchiudono persone spesso già discriminate ed emarginate per motivi etnici, condizioni socioeconomiche o anche ragioni mediche.

«Si j’avais été soignée dès les premières fois, jamais je ne serais rentrée huit fois en prison».

Mio caro fumetto... - L'ora d'aria

Pericolose, il mio diario dal carcere in definitiva denuncia un rapporto disfunzionale della società e dei suoi membri. Lo Stato non sa trovare soluzione alla marginalità, humus fertile per la delinquenza; la prigione non riabilita ma umilia e acuisce il problema; a fine pena non c’è reintegro e inclusione ma abbandono. Una concatenazione viziosa.

Una questione dalla quale non distogliere lo sguardo perché riguarda ognuno di noi, da ogni punto di vista. E poi, pur differendo di molto i sistemi di detenzione, gli ordinamenti nazionali, l’organizzazione sociale e la mentalità, che sia Belgio, Italia, che siano paesi europei o extraeuropei, (quasi) tutto il mondo è paese…

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