Mio caro fumetto... - Keum Suk Gendry-Kim durante un incontro con Yi Okseon
Letture

Le Malerbe: Yi Okseon e le “comfort women”

Yi Okseon, nata a Busan nel 1927, Gyeongsang-do, Sud Corea, oggi vive nella House of Sharing della città di Gwangju, nella provincia Gyeonggi. Quell’edificio negli anni Trenta e Quaranta era una comfort station, ospitava cioè le comfort women, Le Malerbe.

Mio caro fumetto... - La House of Sharing di Gwangju nella provincia di Gyeonggi

Ma chi erano le “donne di conforto”? Con questa espressione, piuttosto discussa, si indicano donne e ragazzine che dal 1932 alla fine della seconda guerra mondiale l’esercito nipponico trasformò in schiave sessuali. Furono tantissime, oltre duecentomila, coreane per la gran parte, ma anche cinesi, thailandesi, taiwanesi, filippine, indonesiane, birmane e persino olandesi. Tutte obbligate a prostituirsi per il piacere dei militari giapponesi, sia ufficiali, sia soldati semplici.

Da ottobre del 1999 la House of Sharing, oltre ad essere memoriale e museo storico, ospita queste donne, ormai anziane. Istituzionalmente è il loro luogo di residenza, di rifugio, dove ricevono assistenza. Il personale che si occupa di loro le chiama con l’appellativo coreano Halmoni, nonne. È nella House of Sharing che Keum Suk Gendry-Kim, fumettista coreana raggiunge, intervista e passa del tempo con “nonna Yi”.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon sorridente nella House of Sharing
Yi Okseon sorridente nella House of Sharing (fonte: House of Sharing)
Mio caro fumetto... - Le Malerbe nasce dalla testimonianza di nonna Yi Okseon

L’ultranovantenne Yi Okseon è un concentrato di resilienza, rassegnazione, caparbietà, delicatezza, dolcezza e ironia. È «un’erba forte, che si piega per il vento e si rialza anche se calpestata». Nonna Yi continua a lottare e a raccontare nonostante il peso di un’esistenza tremendamente dura e dolorosa.

«Da quando sono uscita dalla pancia di mia madre non ho mai avuto un momento davvero felice»

Il fumetto Le Malerbe, pubblicato in Corea nel 2017 e in Italia da Bao Publishing nel 2019, racchiude tutta la sua vita in 477 tavole. Leggerlo è un viaggio indimenticabile, ricco, imperdibile, emozionante: un continuo susseguirsi di sventure, ingiustizie, traumi e delusioni. Chiedendosi se il destino si sia voluto accanire contro Yi Okseon, le pagine del libro scivolano via, senza potersi fermare. Nel mentre, si assiste all’assurgere di una biografia a storia collettiva e allo svelarsi di una realtà ad oggi troppo poco conosciuta. Non si vorrebbe arrivare alla fine.

Le malerbe ha una struttura molto simile a quella ben nota di Maus di Art Spiegelman. Raccoglie infatti la descrizione degli incontri tra l’autrice e Yi Okseon e, attraverso una serie di flashback, la testimonianza di quest’ultima in prima persona. Nel lungo arco temporale che abbraccia, offre uno spaccato socio-culturale. Povertà, malessere e discriminazione di genere prima della seconda guerra mondiale; discriminazione di genere, isolamento e negazione poi, a conflitto terminato e fino ai tempi più recenti.

Grazie a Le Malerbe conosciamo Yi Okseon a Pusan nel 1934. È bambina e abita con la sua famiglia in un villaggio in uno stato di povertà che stringe il cuore. Ha poco cibo a disposizione e una gran voglia di andare a scuola. A lei però l’istruzione è preclusa perché femmina, mentre il fratello minore la ottiene senza sforzi.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon e la sua famiglia
Mio caro fumetto... - Yi Okseon e la scuola

Malgrado tutte le difficoltà quelli per lei sono anni relativamente sereni, forse gli unici ad esser tali. Come tutti i bambini Yi Okseon gode degli affetti e delle piccole cose e guarda al futuro con innocente speranza.

Ben presto però scoppia la guerra. Nel 1937 il Giappone invade la Cina e l’esercito imperiale nipponico mostra tutta la sua violenza nella strage di Nanchino. Dietro stupri, incendi, saccheggi, e il genocidio di oltre trecentomila persone tra prigionieri e popolazione civile, c’è l’idea che i cinesi siano esseri inferiori. Non è che l’inizio. Negli anni a venire i giapponesi useranno la stessa brutalità molte altre volte, e a farne le spese saranno anche i coreani.

Mio caro fumetto... - Il massacro di Nanchino

Il tempo passa. Yi Okseon ha quindici anni quando i genitori con grande tormento decidono di cederla ad una famiglia proprietaria di un ristorante di udon, spaghetti in brodo tipici dell’estremo oriente. Arrivano a tale orribile scelta spinti dalla profonda indigenza e dalla promessa della coppia adottiva che alla figlia non mancherà mai il cibo e che potrà finalmente andare a scuola. Purtroppo, nonostante le speranze, non è ciò che accadrà.

La ragazza quasi immediatamente comincia ad essere sfruttata nel locale come cameriera e forzata a sottostare alle attenzioni equivoche degli avventori. Il tutto condito da percosse e maltrattamenti.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon ceduta dalla famiglia ad una coppia adottiva
Mio caro fumetto... - Le false promesse della famiglia adottiva di Yi Okseon

Gli avvenimenti successivi saranno, sembra impossibile, sempre peggiori. È il 1942, Yi Okseon ha 16 anni e un giorno, mentre cammina sola in un’isolata strada di campagna, subisce un’aggressione a scopo di rapimento. Fatta salire su un vagone merci insieme ad altre numerose malcapitate, viene deportata in Cina.

Mio caro fumetto... - Il rapimento di Yi Okseon
Mio caro fumetto... - La deportazione in Cina nei vagoni del treno

La meta è l’aeroporto militare di Yanji che i giapponesi stanno ampliando a livello di infrastrutture, sfruttando tanti uomini come manodopera, come “corpo operaio”. Anche Yi Okseon e le altre donne fanno parte delle squadre di lavoratori forzati. È qui che subiscono un bestiale ed efferato stupro di gruppo da parte dei militari dell’esercito nipponico per essere poi avviate alla prostituzione nella comfort station.

Mio caro fumetto… – Manodopera forzata all'aeroporto militare di Yanji
Mio caro fumetto... - La vita all'aeroporto militare di Yanji
Mio caro fumetto... - Un corridoio della comfort station

Ogni giorno devono “accontentare” fino a trenta o quaranta soldati a testa. I rapporti spesso sono violenti e senza alcun tipo di protezione. C’è chi rimane incinta e chi, come Yi Okseon, contrae la sifilide. Per lei gli effetti delle cure saranno peggiori del male. Iniezioni e fumi di mercurio su cui si deve accovacciare stroncano la malattia ma la rendono sterile.

Mio caro fumetto... - I sintomi della sifilide

Nella comfort station non c’è modo di sottrarsi, nemmeno quando si ha il ciclo o si sta male. Le donne sono continuamente vessate e sotto controllo. Viene requisito loro ogni guadagno, ma per qualsiasi minima e primaria necessità devono pagare. Anni di sofferenze inaudite.

La fine della guerra e la ritrovata libertà fanno sperare in un’evoluzione in positivo. Speranza dolorosamente disattesa. Per Yi Okseon e le sue compagne gli anni post ostilità non saranno più semplici. Sono in un paese sconfinato che non è il loro e in una condizione di assoluta indigenza. Devono fare i conti con il marchio d’infamia e lo stigma sociale.

Mio caro fumetto... - Le comfort women e lo stigma sociale al termine della guerra
Mio caro fumetto... - L'indigenza di Yi Okseon nel dopoguerra

Yi Okseon e le altre donne vengono additate, disprezzate, isolate, rifiutate dalle proprie famiglie, lasciate a loro stesse. Anche i governanti, la politica e la diplomazia si dimentica di loro. Per tutti questi motivi e per i patimenti subiti sono in molte a suicidarsi.

Mio caro fumetto... - Le comfort women rifiutate dalle proprie famiglie

Così la loro storia è rimasta a lungo celata. Le sopravvissute per lungo tempo non hanno voluto parlare. Nel contempo la Corea del sud, lo stato di appartenenza della maggior parte di loro, non aveva convenienza a che la cosa venisse allo scoperto. I diversi regimi dittatoriali che si sono succeduti al potere hanno preferito non scontentare ed inimicarsi il Giappone, da cui hanno ottenuto lauti finanziamenti per lo sviluppo del loro territorio.

La prima a sentire la necessità di parlare e ad avere il coraggio di rendere nota la sua storia è stata Pong-ki Pe, donna di origine coreana ma residente in Giappone. Era il 1977.

Mio caro fumetto… - Yi Okseon nella House of Sharing di Gwangju
Yi Okseon in un momento quotidiano (fonte: House of Sharing)

Solo negli anni Novanta si è squarciato il velo dell’indifferenza e la tematica è diventata di interesse nazionale, complici anche gli studi di Jung-ok Yoon, professoressa presso la Ewha Woman University di Seul e rappresentante del Korean Council for the Women Deafted for Military Sexual Slavery by Japan.

Oltre ad aver incontrato Pong-ki Pe, Jung-ok Yoon si è impegnata a lungo a raccogliere materiali e testimonianze delle vittime in Corea, Giappone, Filippine, Indonesia e Thailandia. Attualmente le poche comfort women ancora in vita, come Yi Okseon, continuano a lottare per ricevere le scuse ufficiali da parte del governo giapponese, che ad oggi nega ancora il proprio coinvolgimento diretto nella costituzione e nella gestione delle comfort station. Manifestano ogni mercoledì.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon manifesta per ottenere le scuse dal governo giapponese
Yi Okseon manifesta (fonte: House of Sharing)
Mio caro fumetto... - Yi Okseon e la lotta delle comfort women

Ne Le Malerbe, libro totalmente in bianco e nero, Keum Suk Gendry-Kim dal punto di vista grafico sembra operare una commistione tra due stili diversi: quello dei manhwa, fumetti e cartoni animati coreani, nella resa dei personaggi, e quella impressionista della pittura tradizionale Joseon, in particolare nella rappresentazione dei paesaggi e della natura.

Nel primo caso i disegni sono bambineschi e allegri, con a volte una vena di comicità, e il tratteggio a china è ben definito. Nel secondo invece sembra di potersi immergere in spazi al limite dell’onirico e le passate di nero risultano più spesse, sfumate e graffiate. Alle volte nella medesima tavola convivono i due aspetti.

Mio caro fumetto... - Ne Le Malerbe si osserva la commistione dello stile dei manhwa con quello della pittura Joseon

È nel rappresentare il male, la paura e il dolore che Keum Suk Gendry-Kim, dal sogno all’incubo, aumenta a dismisura la dose di nero. Fa emergere l’aspetto emozionale dalla deformazione dei volti, dei corpi, dall’alterazione delle forme e delle prospettive. Interessante l’escamotage di macchiare le immagini a sottolineare come venga corrotta e calpestata l’innocenza della protagonista e delle sue compagne di sventura.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon e lo stupro

È bello veder crescere e invecchiare Yi Okseon, somigliantissima al vero nella versione anziana. Si possono ritrovare nel volto segnato dalle rughe le stesse commoventi espressioni rimaste nelle foto, nelle video interviste e nei documentari presenti in internet, come questo:

Un unico elemento del volume a mio avviso si potrebbe migliorare: il lettering delle parti non dialogate. Il font risulta un po’ freddo e impersonale, non tanto appropriato allo stile orientale del fumetto.

Con Le Malerbe il lettore si ritrova spettatore di un momento di importanza capitale per la memoria, descritto con grande delicatezza: il passaggio di testimone generazionale fra Yi Okseon e l’autrice intervistatrice.

Mio caro fumetto... - Keum Suk Gendry-Kim intervista Yi Okseon

È un vero privilegio quello di Keum Suk Gendry-Kim, ed è un piacere condividere con lei emozioni nonché dubbi ed esitazioni nel porre certe domande alla sua interlocutrice, per non ferirla, per non invaderla.

Ovviamente a ciascun lettore rimarranno aperti interrogativi o curiosità. Ognuno avrebbe probabilmente posto altre domande o chiesto di approfondire qualche particolare aspetto ma è inevitabile.

Dall’altro lato è impossibile non provare tenerezza e un immenso e profondo rispetto osservando l’anziana donna, arguta, moderna e ironica, aprire man mano il suo cuore e elargire confidenze su fatti strazianti difficili anche solo da immaginare.

Mio caro fumetto... - Yi Okseon e l'edizione coreana de Le Malerbe
Yi Okseon e l’edizione coreana de Le Malerbe (fonte: House of Sharing)

Sono sensazioni che conosco e che ho vissuto anni fa quando con la mia classe del liceo ho visitato Auschwitz, accompagnata da Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta della deportazione dal ghetto di Roma del 16 ottobre del 1943. È quello che ho provato e che sperimento ogni volta che ascolto la voce di un superstite della Shoah.

Quel che è certo è che, quando i testimoni diretti non ci saranno più, altri dovranno essere pronti a prendere il loro posto. Dovranno continuare a raccontare ciò che è stato per far sì che non si dimentichi, che non si neghi e anzi che permanga come storia collettiva incancellabile.

Le Malerbe avrà un ruolo in tutto questo. Forte della potenza del medium fumetto nell’arrivare diretto alla mente e al cuore, veicolando una testimonianza unica, continuerà a gettare il seme della conoscenza e ad illuminare quella via maestra che crede che non ci sia tempo presente e sguardo al futuro senza consapevolezza del passato.

2 Comments

  • Valentina

    Ciao Giulia!
    Ho appena finito di leggere Le Malerbe e non ho potuto far a meno di cercare qualche info in piu’ su nonna Okseon e cosi’ sono incappata sul tuo blog e letto la tua impeccabile riflessione/recensione.
    Grazie alla tua recensione, ora anche alcune mie amiche si sono interessate alla storia e vogliono leggere il fumetto. Altre non sono sicure di leggere “un fumetto”, ma hanno letto la tua riflessione e ora anche loro sono diventate consapevoli di un pezzo di storia che non va dimeticato.
    Complimenti per il blog! Ho iniziato a leggere graphic novels durante il lockdown, dove sono riuscita a recuperare tutte le opere di Zerocalcare (anche se seguivo il suo blog da anni, ero ferma ad Un polpo alla gola!) ed ho divorato gran parte del catalogo Bao che trovo assolutamente fantastico.
    Purtroppo non conosco molte persone che condividono questa passione con me, quindi trovare quest blog e’ stata davvero una rivelazione!
    Complimenti e grazie per le riflessioni che condividi con il mondo! 🙂

    • Giulia D'Angelo

      Ciao Valentina! Piacere di conoscerti e grazie molte per le tue belle parole. Sono felice che ti sia piaciuto il mio articolo e che il mio blog ti abbia colpita! Poter condividere le nostre passioni è davvero la cosa più bella ed è proprio il fine di “Mio caro fumetto…”. Dunque continua a seguirmi. Ti aspetto. Sono sicura che avremo tante occasioni per scambiarci opinioni e bei consigli di lettura. Un abbraccio!
      P.S. Insisti con le tue amiche, chissà che prima o poi non si lascino vincere dalla magia delle nuvolette!

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