Mio caro fumetto... - Montse soffre di non ricevere spiegazioni e informazioni
Letture

Manicomio destigmatizza le malattie mentali

Montse Batalla Capdevila e suo marito, il disegnatore Xevi Domínguez Cortès (Xevidom) in Manicomio: una historia real, edito nel 2019 in Spagna da Ediciones La Cúpula, raccontano sinceramente, senza pregiudizio e drammatizzazione, le sofferenze e lo stigma che derivano dalla errata diagnosi di un disturbo mentale.

Mio caro fumetto... - Copertina di Manicomio: una historia real

L’obiettivo del fumetto è quello di sensibilizzare il pubblico sulle malattie mentali, che sono molto più comuni di quanto si pensi, e di liberare la malattia mentale dalle etichette e dai giudizi della gente, che non fanno altro che caricare malati e famiglie di pesi e di dolori aggiuntivi a quelli propri delle diverse patologie.

I due autori desiderano essere d’aiuto nei confronti di chi si trovasse ad affrontare la dura battaglia contro uno qualsiasi di questi mali e contribuiscono con Manicomio ad eliminare la parola vergogna dal vocabolario. Perseguono il loro scopo riconducendo i disturbi psichiatrici alla normalità, cancellando i tabù e svincolando di fatto fra loro le parole “malato” e “matto”.

Quella che presentano e denunciano con Manicomio è l’esperienza autobiografica di Montse, che nel fumetto è impersonata dal suo fedele alterego Clara. Nata a Ripoll nel 1975, Montse/Clara intorno ai vent’anni è una ragazza aperta, allegra, estroversa, amante della vita, una studentessa universitaria di storia all’Universitat Autònoma de Barcelona. Ha una vita piena, molti amici, un lavoro come cameriera in un locale e una relazione con Pau, sebbene complicata.

Mio caro fumetto... - Clara, protagonista e alterego di Montse Batalla in Manicomio

In un momento particolare di stress comincia ad avvertire tutta una serie di sintomi: insonnia, stanchezza, difficoltà a leggere e a concentrarsi, confusione.

Mio caro fumetto... - Montse e la difficoltà di lettura

Quando la situazione si aggrava e si manifestano blocco emozionale, terrore, paranoia, difficoltà e successivamente impossibilità di parlare sia Montse che Pau passano dal farsi domande ad allarmarsi. Non può essere solo stress, c’è dell’altro. Ma cosa?

È il 16 aprile 1997 e Pau accompagna Montse al pronto soccorso. È l’inizio di un inferno, di un calvario, di eventi terribili che improvvisamente scindono la vita dell’autrice in due: un prima e un dopo.

Mio caro fumetto... - Sintomi preoccupanti

L’incontro con medici frettolosi, poco attenti ed empatici, le costa una diagnosi inesatta di disturbo psicotico acuto con sintomi di schizofrenia e un internamento di un mese in un centro psichiatrico. Successivamente si parlerà invece di disturbo bipolare.

Mio caro fumetto... - Senti voci?
Mio caro fumetto... - Primo consulto in ospedale

Quei giorni interminabili nell’istituto psichiatrico sono ricordati da Montse come un maltrattamento, una tortura, un periodo duro quasi più della malattia, caratterizzato da disumanità, crudeltà, violenza e ingiustizie.

Medici e personale della struttura, insensibili e indifferenti, non si preoccupano infatti di ascoltarla. Non la considerano in alcun modo. Si affannano unicamente a confermare attraverso presunti sintomi quella che è una loro convinzione già a prima vista, a pochi minuti dal consulto iniziale. Una modalità propria di sanitari supponenti, legati strettamente a protocolli, burocrazia e manuali classificatori.

Montse è impossibilitata a parlare e le vengono messe in bocca parole pregiudizievoli per la diagnosi. Le viene ripetutamente chiesto se senta le voci. Il suo silenzio all’inizio e il suo diniego poi sono trasformati in assenso e il dato è inserito in cartella clinica come elemento anamnestico.

Mio caro fumetto... - Diagnosi e violenza psicologica durante il mese d'internamento

Così facendo, gioco forza, le vengono somministrate cure sbagliate a base di olanzepina, non solo inefficaci per la sua patologia, ma che peggiorano notevolmente il suo stato. Gli effetti collaterali dei farmaci si manifestano rapidamente. Nonostante ciò Montse è forzata ad assumere costantemente le stesse medicine.

Tremori. L’afasia crescente le impedisce anche solo di nutrirsi autonomamente ma nessuno se ne preoccupa, se non gli altri pazienti. Febbre. Dorme continuamente. Si spegne sempre più. Intanto viene trattata come una nullità e addirittura legata ad un letto di contenzione senza motivo.

Mio caro fumetto… - Tremori incontrollabili
Mio caro fumetto.... - La somministrazione delle terapie durante l'internamento
Mio caro fumetto... - Effetti collaterali dell'olanzepina

A questo, e alle paure causate dalla malattia, si sommano le incertezze e i timori derivanti dal vedersi aggravare. È un macigno non scorgere soluzione al proprio problema e non ricevere assistenza di sorta nemmeno da chi sarebbe preposto istituzionalmente a fornirne. Né Montse né la famiglia hanno idea di cosa stia effettivamente succedendo e non ricevono informazioni né spiegazioni. Ogni speranza svanisce.

Per Montse Manicomio è un libro curativo e catartico. È un resoconto dettagliato, strettamente legato alla sua quotidianità di allora. Serve per fare luce e chiarezza sul suo percorso, sul suo stato. Tuttavia non si rivolge solo ai pazienti psichiatrici, alle loro famiglie e ai medici, ma vuole essere una testimonianza per tutti.

Il taglio è critico e allo stesso tempo divulgativo. Il modo più adatto per affrontare un tematica scomoda, un problema irrisolto: quello delle società che disconoscono o non accettano la realtà delle infermità mentali, non sanno come affrontarle e cosa ancora più grave non offrono supporto a chi ne soffre e a alle persone che se ne fanno carico.

Manicomio è un racconto realista e distaccato, pur se in prima persona, eppure allo stesso tempo intimo. Coinvolge emotivamente per le riflessioni che suscita e per il legame e l’identificazione che si genera fra il lettore e la protagonista.

Al distacco contribuisce la scelta di creare un alterego di Montse. Clara ha esattamente questo scopo. Assomiglia a Montse ma non è lei, pur coincidendo totalmente dal punto di vista psicologico ed emozionale. Al tono di profonda confidenza del fumetto concorrono invece l’appendice finale e i ringraziamenti dell’autrice, uscita attualmente dal tunnel, anche se non guarita.

Mio caro fumetto... - La targhetta sulla porta del dottor Santi Escoté

La sua salvezza, racconta nel testo, è l’incontro nel 2010 con il dott. Santi Escoté, un medico empatico, professionale e rispettoso che le dedica tempo, attenzioni e ascolto. Uno psichiatra che la fa ricredere sulla natura dei medici, per cui prova profonda stima e riconoscenza. Non sono mancati da allora altri momenti bui, ma avere un riferimento valido ha fatto e fa la differenza.

In quello stesso anno Montse purtroppo combatte di nuovo con i suoi demoni. Il problema questa volta è una psicosi d’impulso: un insieme di pensieri ossessivi e oscuri, anche di autodistruzione e suicidio causati dalla paura di poter nuocere alle persone care. Il dottor Escoté però è una presenza costante, insostituibile e tranquillizzante. La segue con frequenti visite e la cura con i giusti antidepressivi.

Montse nel 2012 è poi costretta a un secondo ricovero psichiatrico, a causa di una grave psicosi e della perdita di contatto con la realtà. Non soffre di allucinazioni, ma crede e percepisce come reali, concreti e oggettivi dei pensieri orribili e spaventosi. Montse vive questo secondo internamento presso il Consorci Hospitalari de Vic come una sconfitta personale. Per fortuna dura tredici giorni, molto meno del precedente, ed è completamente diverso. Viene curata con il massimo riguardo, in modo squisito e profondamente umano e il dott. Escoté è sempre al suo fianco e l’appoggia pienamente.

È proprio al termine di questo periodo che lo psichiatra ha finalmente tutte le armi per la diagnosi definitiva. Incrocia tutti i dati a sua disposizione e finalmente, a differenza di tutti gli altri medici, dà una risposta precisa alle domande di Montse.

Mio caro fumetto… – Il dottor Santi Escoté e la diagnosi definitiva di psicosi cicloide
Mio caro fumetto… – Precisazioni sulla diagnosi definitiva

Sono davvero troppi i 15 anni che l’autrice di Manicomio ha dovuto affrontare tra visite, consulti, terapie e ricerche personali, prima di poter mettere un punto alla questione, di poter dare finalmente un nome a ciò che la affligge. Soffre di “psicosi cicloide”, ovvero di crisi psicotiche che si manifestano in maniera ricorrente soprattutto di fronte a situazioni di particolare stress.

È un sollievo sentirsi spiegare quale sia la sua situazione e il perché di quello che le è accaduto nel tempo. Lo è anche sapere che con una cura preventiva a base di litio, dovrebbe riuscire a tenere a bada i sintomi e a condurre una vita serena.

Oggi della sua malattia Montse parla con molta naturalezza. Si ripresenta come un picco di febbre, come un mal di testa o un mal di pancia: dura un mese, un mese e mezzo, due mesi in cui è in altro mondo ma poi curata, la psicosi passa, recupera e torna a stare bene, come se nulla fosse, alla sua vita di tutti i giorni.

«Me encuentro bien, pero curada no estoy. Tengo psicosis cicloide que son brotes esquizofrénicos que se manifiestan sobre todo por estrés».

Mio caro fumetto... - Neuroni

È cosciente però della suo grande “privilegio”: aver avuto e avere accanto la sua famiglia, suo marito e tante persone care che non le hanno mai fatto mancare il conforto e il sostegno. Sapere di non essere soli è fondamentale sempre, ma lo è ancor più quando si soffre di disturbi mentali.

Per Montse ciò ha significato anche la stessa possibilità di realizzare Manicomio. Suo marito Xevi, il suo amore, la sua forza, il suo faro imbattibile, si è fatto veicolo tramite i disegni dei suoi ricordi più vivi. È in squadra con lui che ha avuto modo di veder nascere il suo primo fumetto e la soddisfazione di trovarlo esposto nelle vetrine e negli scaffali delle librerie.

Mio caro fumetto… - Il disegnatore di Manicomio, Xevi Domínguez Cortès “Xevidom”

Dietro a Manicomio c’è lo studio di tanti testi e risorse di diverso genere sulle infermità mentali, reperite soprattutto in internet. Materiali importanti per la resa grafica di personaggi e ambientazioni, ma anche per affinare la sceneggiatura.

A risuonare forte e chiaro durante la lettura è anche un altro modello, un indimenticabile film del 1975, pilastro della storia del cinema e nella denuncia dei maltrattamenti negli ospedali psichiatrici: Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman.

Di certo nei disegni in bianco e nero di Xevidom si percepisce l’intento di fare spiccare i personaggi sopra qualsiasi altro aspetto della narrazione. Sono ricchi di contrasto, di giochi di luci e ombre. Non cedono mai al caricaturale e agli eccessi ma, al contrario, anche in questo caso puntano al realismo e all’espressività.

Una breve presentazione del fumetto in lingua catalana

Se Xevi Domínguez ha già diverse idee per prossime graphic novel, Montse Batalla non sa, non ha progetti precisi in merito ma non esclude la possibilità che si accenda in lei una nuova scintilla. Attualmente ciò che più desidera è continuare a vivere come sta facendo, circondata dai propri affetti. Intanto i due lavorano insieme nell’Estudi Xevidom a Calldetenes, paese nella provincia di Barcellona.

Auguro a Montse ogni bene per il futuro e spero che presto Manicomio venga tradotto, pubblicato e conosciuto anche in Italia. Merita di essere letto, compreso e interiorizzato.

Ora una piccola digressione. Navigando in rete ho scoperto Graphic Medicine e medicina gráfica, progetti collettivi, coordinati e condivisi da professionisti specialisti del campo sanitario (in ambito infermieristico, medico, farmaceutico, di gestione, docenti, ricercatori) e da professionisti e amanti del fumetto, per sfruttare tutte le potenzialità di questo mezzo in ambito di healthcare.

Sarebbe auspicabile che in Italia nascesse qualcosa di analogo, o che si decidesse di fare rete con questi progetti già avviati all’estero. Costituirebbe un volano per le graphic novel mediche di autori italiani con finalità educative, di comunicazione, di informazione e, in taluni casi, terapeutiche.

Intanto in questa sede mi sento di segnalare i seguenti fumetti, genericamente:

  • Rughe di Paco Roca (Tunué) e Nel cuore della memoria di Thibaut Lambert (ComicOut) sull’alzheimer;
  • La mia ciclotimia ha la coda rossa di Lou Lubie (ComicOut) su uno dei disturbi bipolari, la ciclotimia; Marbles di Ellen Forney (Psycho Pop BD Edizioni) anch’esso su un disturbo bipolare;
  • Imparare a cadere di Mikael Ross (Bao Publishing), genericamente sulla disabilità mentale;
  • Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani (Bao Publishing) sugli attacchi di panico;
  • Nao di Brown di Glyn Dillon (Bao Publishing) sui disturbi ossessivo compulsivi;
  • La differenza invisibile di Julie Dachez e Mademoiselle Caroline (Edizioni Lswr) e Il teorema del Licaone. Un’avventura nel rocambolesco universo Asperger di Giuseppe Merito, Thomas Taioli e Silvia Totino (Il Canneto) sull’autismo e la sindrome di Asperger.

2 Comments

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    Lucilla

    Bellissimo articolo! cercherò questo libro… Alla lista che fai alla fine aggiungerei senz’altro “L’ascension du haut mal” di David B, bellissima trilogia sull’epilessia di cui soffriva suo fratello maggiore!

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