Mio caro fumetto... - Trisomia 21 e il DNA
Letture

Non è te che aspettavo. Alla disabilità non si è mai preparati

Mio caro fumetto... - Copertina di Non è te che aspettavo

La lettura di Non è te che aspettavo (Bao Publishing, 2018) dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti sia per l’importanza e la delicatezza del tema che affronta sia per il modo, tutt’altro che banale.

L’autore di questa graphic, Fabien Toulmé, ai tempi della narrazione ingegnere in Brasile, sua moglie Patricia, brasiliana, e Louise, la loro primogenita, attendono con impazienza un nuovo membro della famiglia (solo dopo si scoprirà che ad arrivare sarà una femmina, Julia).

L’emozione positiva per questo evento futuro nella testa dell’autore sembra però sovrastata dall’ansia che qualcosa possa non andare per il verso giusto, e più nello specifico che il nascituro possa essere affetto dalla Trisomia 21, meglio nota come la Sindrome di Down.

Patricia durante la gestazione si sottopone a tutti i controlli medici obbligatori in Brasile, dove la sua gravidanza ha inizio, e in Francia, dove si trasferiranno qualche mese prima del parto. Tutto sembra andare bene ma Julia inaspettatamente viene al mondo proprio con la temuta Sindrome di Down, che non le viene diagnosticata immediatamente nemmeno dopo la nascita.

Quello che segue è il racconto senza veli di tutto il vissuto e di tutti gli stati d’animo che Toulmé attraversa dal momento in cui vede per la prima volta la neonata: puro terrore, profonda disperazione, rabbia e insieme senso di vergogna, di rifiuto, di distacco e una totale anaffettività nei confronti della figlia.

Nulla di quello che l’autore nutre nel suo animo, niente di quello che pensa viene nascosto, mascherato o edulcorato. Toulmé in Non è te che aspettavo non si fa sconti e tale e tanta è la sua sincerità che si arriva a provare disgusto per la sua umana meschinità, il medesimo disgusto che deve aver provato per sé stesso tempo dopo.

Mese dopo mese le cose infatti lentamente cambiano, e l’autore ci permette di essere spettatori del percorso in salita che sfocerà nella genesi di un amore totale e indissolubile.

In questo cammino un ruolo fondamentale di guida e accompagnatrice è rivestito non tanto dalla moglie quanto dall’altra piccola di casa, Louise, che della disabilità della sorella non si accorge nemmeno. Fra le due bambine l’attaccamento e il trasporto scattano istintivamente al primo incontro. L’allegria e l’emulazione reciproca faranno il resto e funzioneranno da collante oltre che da sprone per la crescita di Julia.

Mio caro fumetto... - Primo incontro tra sorelle in Non è te che aspettavo

«”Non ve lo meritavate”. Certo che meritiamo nostra figlia. La verità è che siamo fortunati che ci abbia scelti».

Alla fine lo scopo dei due genitori sarà quello di rendere la figlia il più possibile autonoma, mentre il rammarico quello di non poter «essere sempre al suo fianco per proteggerla dagli sguardi, dai giudizi e da chi si prende gioco di lei».

Non è te che aspettavo è la prova provata che le graphic novel non sono letteratura di serie B.

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