Mio caro fumetto... - Prospettiva a testa in giù
Letture

Un’infanzia a testa in giù

Attraverso il fumetto A testa in giù, pubblicato da Topipittori nel 2014 all’interno della collana gli anni in tasca, dedicata alle autobiografie d’infanzia e di adolescenza, Zosia Dzierżawska torna dolcemente ai ricordi di famiglia e alla propria vita di bambina in Polonia.

Mio caro fumetto… – Copertina di A testa in giù

Zosia offre una narrazione intima, un’autobiografia ricavata da un mélange fra le sue personali memorie e quelle di genitori e parenti. Sullo sfondo, un periodo drammatico per il paese, tra il 1981 e il 1989.

Nel 1981 Ewa e Bogdan, i genitori di Zosia, vivono a Varsavia. Il papà lavora alla facoltà di architettura dell’Università della città mentre la mamma è insegnante part-time e studia inglese a Poznań.

Mio caro fumetto… – Mamma Ewa e papà Bogdan nella casa di Varsavia

Sono entrambi coinvolti attivamente e entusiasticamente negli scioperi, le assemblee, le manifestazioni, la stampa e la distribuzione di volantini di Solidarność. Nato nel 1980, è il primo sindacato libero, indipendente e autogestito di un paese comunista.

Questo movimento cresce a tal punto e si rafforza così velocemente da divenire detentore di un potere alternativo e incompatibile con il sistema comunista polacco.

Così il 13 dicembre 1981 il generale Wojciech Jaruzelski proclama in Polonia lo «stato di guerra». Crea un Consiglio militare di salvezza nazionale, sospende qualsiasi diritto costituzionale, dichiara il coprifuoco e impone la legge marziale. Seguono repressioni, arresti e uccisioni.

Mio caro fumetto… – La legge marziale in Polonia

Solo nel giugno del 1989, a seguito delle prime elezioni quasi libere la Polonia può ricominciare a sperare in un futuro democratico. Solidarność entra nel governo e Tadeusz Mazowiecki, uno dei suoi primi leader, ottiene la carica di primo ministro.

Nonostante tutte le difficoltà di quegli anni e tutti i rischi, per Ewa e Bogdan sarebbe stato impensabile cambiare paese. Effettivamente però «crescere bambini nella Polonia degli anni Ottanta non era uno scherzo. L’economia era a pezzi, mancava quasi tutto. E il futuro non era affatto roseo». Anche cose semplici della vita quotidiana, come fare la spesa, erano diventate un’impresa.

Mio caro fumetto... - La fila per fare la spesa

Zosia nasce il 22 aprile del 1983 in questo difficile contesto. A testa in giù testimonia con evidenza che ciò non le impedisce di crescere forte, allegra e chiacchierona, pur essendo educata nella consapevolezza e partecipando alla vita dei grandi.

In fondo quanta parte dei suoi primissimi ricordi sia reale e quanta invece sia rielaborata a posteriori, come per tutti i bambini, poco importa. L’esito, pur nel continuo lavorio del tempo, è comunque un ricordo vero. È una memoria solida e autentica sulla base della quale si costruisce l’identità della persona.

Le fondamenta di Zosia e di tutti sono composte di mattoncini costituiti di piccole grandi cose: oggetti, persone care, ricorrenze, suoni, sapori, odori, giochi e aneddoti.

Ognuno di noi ha poi una serie di pensieri primari che contengono e custodiscono, da cui spesso partono e si dipanano tutti gli altri. Nel racconto di Zosia sembrerebbero i luoghi, le case, ma non solo, ad avere questo ruolo. In A testa in giù Zosia di case ci invita a visitarne tante.

Mio caro fumetto… – La casa nel quartiere di casermoni a Varsavia

La prima è quella dove già nel 1981 abitavano i genitori. È a Varsavia, al secondo piano di un palazzone in un quartiere di casermoni propri dell’architettura comunista.

I genitori prima della sua nascita ci organizzavano feste, anche se vietato. Partecipando clandestinamente alla politica e alle contestazioni, la sera si segnalavano con la luce accesa nell’appartamento se fosse possibile o meno rientrarvi in sicurezza.

Sulla parete in salotto troneggia il ritratto della nonna materna, da cui Zosia prende il nome, ma che non ha avuto il tempo di conoscere. Quell’abitazione è uno spazio sereno in cui esprimersi liberamente, correre, divertirsi, fantasticare di tappeti magici e anche dimostrare a tutti di avere i superpoteri.

Mio caro fumetto… – Zosia piccola gioca nella prima casa di Varsavia

Nel 1988 quella casa è lo scenario di un gioco ad imitazione degli adulti. Zosia e suo fratello Janeck, più piccolo di lei di quasi tre anni, inscenano scioperi. Manifestano animatamente intorno al tavolo da pranzo e ad un piatto di zuppa ai cetrioli, tra cartelli e slogan imparati ascoltando la radio.

Mio caro fumetto… – Giocando a casa alla disobbedienza civile

Ewa, Bogdan, Zosia e Janeck vivono in questo loro nido fino agli inizi del 1989. Poi arriva il momento di traslocare e in mezzo a scatole e scatoloni il gioco è assicurato.

Mio caro fumetto… – Il trasloco

Nel nuovo alloggio tutto è diverso, anche gli odori. È un labirinto di stanze in cui si può andare in bicicletta, senza un muro dritto e con l’intonaco di pessima qualità.

«Una miniera inesauribile di vecchie foto, di ceramiche, e strani oggetti di origine misteriosa, miracolosamente scampati alla guerra». Una casa piena di libri e di altre cose collezionate dai genitori, un po’ opprimente per questo. Finalmente però c’è una stanza tutta per Zosia e Janek, con un bel letto a castello.

Mio caro fumetto… – Il letto a castello nella casa nuova a Varsavia

A settembre del 1989 Zosia inizia ad andare a scuola. Nel pomeriggio, al rientro, si accoccola sul divano del soggiorno accanto al nonno materno Mietek che fa da baby sitter quando i genitori lavorano. Passano molto tempo davanti alla TV Neptun in bianco e nero. Guardano documentari, programmi di divulgazione scientifica e notiziari. Si parla della caduta del muro di Berlino e delle manifestazioni in corso a Praga e Budapest.

Intorno a casa tanti sono gli spazi dove sperimentare con gli amici: un trzepak (una struttura di tubi per sbattere i tappeti) da cui poter vedere il mondo A testa in giù, una sabbiera per giocare, un canale e un canneto. Di fronte invece c’è una chiesa antica, fonte di tante suggestioni.

Mio caro fumetto… – I giochi al trzepak vicino casa. Una prospettiva a testa in giù

E se la propria casa è sempre un luogo del cuore, per Zosia lo sono anche altre due, poco fuori Varsavia.

A Cisiec, il paesino di montagna nel sud della Polonia dove è nata Nela, la nonna paterna, c’è la quella costruita da nonno Janusz. Mamma Ewa decide di festeggiare lì il battesimo della sua primogenita, fra i canti e il suono del pettine.

Mio caro fumetto… – La festa del battesimo di Zosia a Cisiec

Cisiec è libertà: «ai bambini veniva riservato un trattamento speciale. Lì erano permesse cose che in città erano vietate».

Ma più di questa e forse di tutte le altre messe insieme, la più amata da Zosia è quella principale dei nonni Nela e Janusz. Essendo loro insegnanti universitari, è a Pszczelin all’interno del campus dell’Università di Agraria, al secondo piano di uno stabile costruito prima della seconda guerra mondiale.

Mio caro fumetto… – La casa dei nonni paterni a Pszczelin

È particolare, enorme e misteriosa. Chi non ricorda enormi le case e i luoghi della propria infanzia? È differente da ogni altra. Ha pavimenti diversi, strane piante ai davanzali ed è collegata ai corridoi dell’Università, disseminati di teche piene di curiosi oggetti scientifici (sempre meglio della statua spaventosa nell’atrio!). C’è anche una cosa davvero inspiegabile: una finestra tra la cucina e il bagno.

Mio caro fumetto… – Particolarità della casa dei nonni a Pszczelin

Qui ha vissuto la numerosa famiglia di papà Bogdan. È la casa dove tutti si ritrovano quasi ogni settimana ed è connessa nella mente di Zosia ad un suono particolare: il tubare dei piccioni.

Mio caro fumetto… – Il tubare dei piccioni a Pszczelin

Quando i parenti sono tutti riuniti un odore inconfondibile la caratterizza: misto di tabacco, profumo e aria fresca. Altri profumi la pervadono la sera della vigilia della vigilia di Natale.

Sono quelli deliziosi dei cibi sulla tavola imbandita: del barscz alla barbabietola, del tè e del mazurek, un dolce tipico in realtà della Pasqua che, tradizione nella tradizione, non mancava mai per quella cena. Trascorsa ogni anno tutti insieme lì a Pszczelin, quella ricorrenza di festa è sempre al limite tra incubo e fiaba. Quanti potrebbero dire lo stesso delle proprie!?

Mio caro fumetto… – Odore nella casa dei nonni a Pszczelin
Mio caro fumetto… – La tavola del 23 dicembre a Pszczelin

E poi quanto erano belli i passatempo a casa dei nonni!? Ricordi indelebili. È un vero divertimento giocare con i cugini ad «Animali», ad inventarsi canzoni e rime sulla famiglia, a «Hia a metà», a «Mucchio», alla «Caccia al messaggio» e con le lumache nell’orto…

Zosia Dzierżawska ha impiegato più di due anni per completare A testa in giù. E se l’aspetto più complicato è stato capire come dare forma alla storia, anche il processo per la realizzazione dei suoi incantevoli, freschi e vivaci disegni in bianco e nero è stato lungo.

Queste le fasi affrontate: dapprima uno schizzo illegibile su carta, in un secondo momento uno storyboard più definito, poi un profilo a matita più chiaro e deciso per arrivare al lavoro compiuto su Photoshop. Per completare una singola pagina di A testa in giù in alcuni casi c’è voluta un’intera settimana. Del risultato finale del suo fumetto Zosia Dzierżawska afferma:

«Forse non è un libro perfetto, ma è divertente, è strano ed è certamente fatto con amore. Ne sono davvero orgogliosa, e spero piacerà anche a voi».

Mio caro fumetto… – La piazza principale del centro storico di Varsavia
Io nella piazza principale della città vecchia (1996)

La sua speranza non può che essere ben riposta perché l’amore che ha messo nel suo lavoro arriva forte al pubblico di ogni età. A testa in giù è un fumetto diretto ai bambini dai 7 anni ma della sua lettura beneficiano in maggior misura proprio i più maturi.

L’emozione che rimane, chiuso il libro, è la gioia di quando si riceve un dono raro e prezioso. D’altra parte niente è più tenero e lieve della possibilità di tornare bambini, di sentirsi spensierati e di abbandonarsi ancora ed ancora nel caldo, rasserenante e protettivo abbraccio di chi ci vuole bene e di chi ce ne ha voluto. Grazie Zosia, grazie A testa in giù e grazie Topipittori!

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