Mio caro fumetto... - Anne Frank sceglie il nome del diario segreto
Letture

Anne Frank-Diario a fumetti

Il 12 giugno 1942 per il compleanno dei suoi 13 anni Anne Frank riceve in regalo un diario segreto, che chiamerà Kitty.

«Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno e spero che mi sarai di grande sostegno».

Quel diario, celebre come Il diario di Anna Frank, a me è stato regalato il giorno in cui ho compiuto 10 anni, il 30 aprile del 1989, nell’edizione Einaudi del 1986. È stata una lettura emozionante, coinvolgente e sconvolgente, di quelle che ti segnano per la vita.

Mio caro fumetto… – Copertina de Il diario di Anna Frank (Einaudi, 1986)

Oggi, a distanza di più di 30 anni da allora l’ho voluta ripetere ma in forma diversa, grazie ad Anne Frank-Diario, la versione grafica di Ari Folman e David Polonsky (Einaudi, 2017).

Mio caro fumetto… – Copertina di Anne Frank-Diario

La storia di Anne Frank è ben nota ma trovo giusto comunque riassumerla. Nasce a Francoforte sul Meno nel 1929 da due ebrei tedeschi, Otto e Edith, e ha una sorella maggiore di tre anni, Margot.

Nel 1933 Hitler sale al potere e in Germania le condizioni di vita per gli ebrei cominciano a diventare sempre più complicate, tanto da spingere la famiglia a decidere di trasferirsi nei Paesi Bassi, ad Amsterdam. Anche lì la tranquillità purtroppo dura poco.

La Germania il 10 maggio 1940 invade i Paesi Bassi e la famiglia Frank cerca un modo per tentare di sfuggire alla cattura e alla deportazione nei campi di sterminio.

A luglio del 1942 Otto Frank, con l’aiuto di alcuni colleghi di lavoro, allestisce un rifugio nascondiglio nella sede della sua azienda, al numero 263 della Prinsengracht. Diventerà la loro casa per due lunghi e difficili anni. Insieme ai Frank, la famiglia van Pels e Fritz Pfeffer.

Mio caro fumetto… – L’alloggio segreto di Anne Frank
Mio caro fumetto… – I personaggi del diario di Anne Frank

Alle pagine di Kitty Anne affida le memorie, le speranze, le illusioni, le angosce, le paure, tutti i pensieri più intimi di questo periodo di clandestinità, fino al primo agosto del 1944, data in cui il racconto si interrompe. Le pagine bianche di Kitty le riempirà la Storia.

Pochi giorni dopo, precisamente il 4 agosto, SS e Polizia Olandese fanno irruzione nel nascondiglio, su denuncia di qualche delatore. Per tutti gli abitanti della soffitta la vita terminerà nei campi di sterminio. Anne muore nel campo di sterminio di Bergen Belsen a febbraio del 1945. L’unico a salvarsi e a fare ritorno ad Amsterdam è Otto, era il 3 giugno 1945.

Miep Gies, sua dipendente e aiutante nel periodo della clandestinità, gli consegna i quaderni su cui Anne aveva scritto il suo diario, ritrovati nel nascondiglio dopo l’arresto degli occupanti e da lei gelosamente custoditi. Nel 1947 il testo vede per la prima volta le stampe con la titolo Het Achterhuis, cioè L’Alloggio segreto.

Otto passerà il resto della vita nell’impegno di tramandare la memoria di Anne. A questo scopo istituisce nel 1963 la Anne Frank Fonds a Basilea, in Svizzera. Dopo la morte di Otto Frank, sopraggiunta nel 1980, la Fondazione agisce come suo esecutore testamentario con l’obiettivo di diffondere e proteggere dallo sfruttamento illecito gli scritti della figlia. 

Mio caro fumetto… – Foto di Anne Frank nel 1940

È proprio la Anne Frank Fonds che ha voluto il diario grafico, ne ha affidato la realizzazione ai due autori Ari Folman e David Polonsky, e infine lo ha approvato. Nel 2017 Anne Frank-Diario è uscito in 50 paesi. Questo fumetto si basa sul testo originale e su dialoghi selezionati dal diario di Anne Frank nell’edizione definitiva, curata da Mirjam Pressler.

Ma chi sono i due autori? Ari Folman è figlio di due sopravvissuti alla Shoah ed ha diretto nel 2008 il film Un valzer con Bashir, basato sulle sue memorie come soldato dell’esercito israeliano durante la guerra in Libano del 1982.
David Polonsky invece è un disegnatore israeliano, di origine russa ed è stato art director del medesimo film.

Pur essendo due esperti nel loro campo, quando nel 2012 la Fondazione li ha contattati per l’ideazione del fumetto, hanno entrambi rifiutato categoricamente l’incarico. Solo successivamente sono tornati sui loro passi.

Ari Folman riteneva che sul diario di Anne Frank non si potesse più fare o dire nulla di nuovo e che l’impresa di riassumere il testo originale, rimanendo però fedeli alla scrittura di Anne, sarebbe stata titanica. Poi nel giro di una settimana ha cambiato idea, anche dopo essersi confrontato con la madre di 95 anni.

David Polonsky ha motivato diversamente il diniego e il ripensamento. Nel suo caso il timore iniziale era legato alle tante strumentalizzazioni della vicenda che vi erano state nel tempo. Poi però, riflettendo meglio, si è reso conto che qualcun altro avrebbe lavorato al progetto se non lo avesse fatto lui. Accettare avrebbe dunque significato fare le cose con il proprio criterio «cercando di non diventare parte dell’industria dell’Olocausto».

Devo dire che capisco e condivido le loro remore. Da lettrice consapevole dell’importanza della memoria, nel vedere questa graphic novel sugli scaffali delle librerie ho temuto. Ho avuto paura di essere di fronte ad una trovata commerciale, ad una banalizzazione o, ancora peggio, ad una “caricatura” dell’originale e di rimanere delusa o scandalizzata dalla lettura. Non avrei potuto sopportarlo. Giulio Einaudi editore e l’imprimatur della Anne Frank Fonds erano però garanzia di qualità e oggettivi punti a favore.

Effettivamente sin dalle prime pagine mi sono tranquillizzata. Con Anne Frank-Diario ho provato la sensazione di fare riaffiorare alla mente, dopo tanti anni, qualcosa che portavo stampato dentro di me e che non avevo mai dimenticato.

Sono rimasta appagata dalla forte rispondenza al testo, che risuonava deciso, e dal rispetto di atmosfere ed emozioni. Anche questa volta come da bambina, durante la lettura, pagina dopo pagina, ho sperato che l’epilogo della storia potesse essere diverso da quello straziante conosciuto.

Insomma quanto svolto dal punto di vista narrativo da Ari Folman e dal punto di vista grafico da David Polonsky è davvero ammirevole.

Ari Folman chiarisce alcuni dettagli del suo lavoro nell’appendice della graphic novel. Innanzitutto era importante la sintesi: blocchi di 30 pagine del testo originale dovevano diventare 10 pagine di fumetto.

Ha dovuto quindi inevitabilmente condensare agendo di volta in volta in modo diverso.

«Negli otto giorni successivi all’inaugurazione del diario, Anne scrisse quattro volte: nel graphic novel le quattro date sono diventate una sezione di dieci pagine che abbraccia l’intero periodo. Dietro la scelta di combinare più giornate in questo modo c’era la volontà di rendere conto di tutti i temi affrontati. All’inizio Anne racconta della sua vita da ragazza in vista, corteggiata dai compagni di classe, poi pian piano ci presenta le condizioni sempre peggiori degli ebrei in generale, e dei Frank in particolare, a causa delle leggi via via più draconiane che i nazisti stanno imponendo nei Paesi Bassi. Tutto questo diventa una specie di introduzione, che noi abbiamo trasformato in una singola annotazione».

Ha schematizzato altri aspetti della vicenda, su cui Anne ritorna in più occasioni. Un esempio di questo modo di fare è la singola tavola creata per restituire in immagini le differenze tra la natura “problematica” di Anne e la “perfezione” della sorella Margot.

fumetto… – Paragoni tra Anne e Margot Frank

In altri casi si è agito al contrario. La preparazione delle salsicce da parte del signor Fritz Pfeffer nel diario grafico ha più spazio rispetto alla narrazione originale, con un rapporto di due pagine contro poche righe.

Per rimanere fedeli al tono del diario originale gli autori hanno spesso riportato per intero, in pagine dedicate, le lettere di Anne alla sua Kitty. Ari Folman ha scelto di preservare il senso dell’umorismo di Anne e il suo sarcasmo, ma anche la sua ossessione per il cibo.

Mio caro fumetto… – Anne Frank e i “periodi alimentari” nel rifugio segreto

David Polonsky concordando sulla spiccata ironia di Anne ha contribuito a sottolineare questo aspetto del suo carattere. Nel contempo non ha tralasciato di mettere l’accento attraverso i suoi disegni anche sulla sua estrema intelligenza, sul suo essere sognatrice, sensibile, sulla sua voglia di evasione e sui suoi commoventi momenti di tristezza e di sconforto.

Per ottenere ciò Polonsky ha sapientemente alternato le vignette dedicate all’opprimente quotidianità a vignette surreali, a tratti oniriche, o a tavole intere di estrema bellezza. Ritroviamo così Anne nel primo Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt a descriversi in modo vezzoso, e ne L’urlo di Edvard Munch con il viso deformato dalla paura e dalle pressioni che subisce continuamente nella sua vita clandestina.

Mio caro fumetto… – Anne Frank nel primo Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt
Mio caro fumetto… – Anne Frank ne L’urlo di Edvard Munch

Le tavole sono in genere caratterizzate da colori incisivi, a sottolineare probabilmente la portanza della storia ai giorni nostri. Nello stesso tempo è palese lo studio attento delle fisionomie dei personaggi, di Anne in primis ma anche di tutti gli altri. È uno degli aspetti della produzione del fumetto che ha necessitato il confronto diretto con la documentazione originale dell’epoca. Allo scopo, la Anne Frank Fonds ha messo a disposizione foto e altri materiali d’archivio.

In Anne Frank-Diario dunque, si armonizzano pienamente il metodo filologico, l’attenzione alla rispondenza storica e il linguaggio innovativo proprio di un graphic diary.

Una lettura consigliata ai bambini (dai dieci anni) e agli adulti, sia come introduzione alla lettura dell’originale, sia come esperienza supplementare, come è stata per me. Credo fermamente che un libro di questo tipo possa essere sfruttato anche dagli insegnanti, per il suo alto valore didattico.

Mio caro fumetto… – Anne Frank sogna di divenire giornalista

Un bel modo quindi, per tutti questi motivi, di celebrare oggi, 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il “Giorno della Memoria”.

La Repubblica Italiana ha istituito questa ricorrenza con la legge del 20 luglio 2000 n. 211 «al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

La risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 60/7 arriverà solo cinque anni dopo, il primo novembre del 2005.

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