Mio caro fumetto... - Primo Levi venduto insieme a La Repubblica
Chiacchiere,  Letture

Primo Levi. Quando le letture ti cambiano la vita

Primo Levi, Torino 31 luglio 1919 – Torino 11 aprile 1987.

Mio caro fumetto... - Graphic novel Primo Levi, Se questo è un uomo e album di foto del viaggio ad Auschwitz con la scuola

Nel centenario della nascita ho dedicato del tempo a leggere la graphic novel Primo Levi, scritta da Matteo Mastragostino e disegnata da Alessandro Ranghiasci. In libreria già dal 2017 grazie alla casa editrice BeccoGiallo, è stata anche in edicola dal 26 luglio al 26 settembre ultimi scorsi insieme a “La Repubblica” (€ 9.90 più il prezzo del quotidiano).

«Autunno. A pochi mesi dalla morte, Primo Levi incontra gli alunni della scuola elementare Rignon di Torino, la stessa che lui frequentò da piccolo. Inizia così il lungo cammino di conoscenza in cui lo scrittore prenderà per mano i bambini e li accompagnerà con pacatezza nel suo dramma personale, cercando di spiegare con delicata fermezza cosa sia stato l’Olocausto e come sia riuscito a sopravvivere all’inferno di Auschwitz».

Così riporta l’aletta anteriore del libro che ha il pregio di raccontare brevemente e in una forma “inconsueta” la figura di Primo Levi e la sua esperienza, oltre che di rammentare l’importanza sempre crescente della testimonianza alle nuove generazioni. Questa graphic novel riesce a veicolare un messaggio importante e contenuti complessi in modo molto diretto, semplice e comprensibile da tutti, grandi e piccoli. Il genere fumetto d’altra parte ha il vantaggio e il pregio di rendere accattivante qualsiasi tema e di invogliare alla lettura anche le persone più restie.

E certe letture cambiano la vita.

Personalmente credo di dovere in parte a Primo Levi ciò che sono oggi. Ero in prima media quando ho letto Se questo è un uomo, La tregua e I sommersi e i salvati. La mia preparazione di base era la storia studiata alle elementari e tutto ciò che servì a compilare la mia ricerca per l’esame di quinta proprio sullo sterminio nei campi nazisti. Accanto a me avevo i miei genitori, pronti a rispondere ai miei quesiti.

Primo Levi mi ha cambiato la testa, mi ha insegnato l’orrore dei lager e della Shoah, i valori dell’antifascismo, ad usare la critica e a tenere sempre alta la guardia perché quello che accadde potrebbe avvenire di nuovo.

Quelle letture per me sono state solo l’inizio di un lungo percorso. Dopo ne sono venute altre, tante a dire il vero sull’argomento, e la visione di innumerevoli film e documentari.

Ho avuto occasione di cantare con il mio coro (dell’Accademia Filarmonica Romana) al concerto in memoria dell’Olocausto in diretta mondovisione dalla Sala Nervi in Vaticano, con la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, davanti a moltissimi sopravvissuti, a papa Giovanni Paolo II, al rabbino Toaff e a Oscar Luigi Scalfaro. Era il 7 aprile 1994 e avevo quasi 15 anni: un’emozione unica.

Nel marzo del 1996 sono andata con la scuola a visitare Auschwitz, accompagnata da Settimia Spizzichino, l’unica donna reduce del rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre del 1943, viaggio che per questo e mille altri motivi non potrò mai dimenticare.

Successivamente negli anni ho avuto la fortuna di incontrare diversi testimoni, un dono prezioso per il quale non finirò mai di ringraziare.

Per lavoro invece mi è capitato di effettuare ricerche archivistiche e di riuscire a ricostruire gli ultimi mesi di vita di alcuni deportati, di cui i parenti non erano consapevoli. Ricordo ancora l’inquietudine e la difficoltà a dormire la notte, man mano che emergeva la cruda realtà dei fatti. Negli archivi ho avuto il privilegio di conoscere bravissimi storici, giornalisti e altre valenti persone che da anni sono impegnate nello studio delle deportazioni e della realtà concentrazionaria.

Infine, non certo per importanza, c’è l’esperienza a sostegno dell’Aned, Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, di cui condivido in toto gli intenti.

Presto purtroppo non potremo più ascoltare i superstiti, se non grazie alle tante registrazioni, e gli unici testimoni diventeremo noi. Il nostro dovere sarà quello di impedire che l’umanità dimentichi, di vegliare affinché non prendano il sopravvento le idee negazioniste e di rivolgere particolare attenzione a coloro che dubitano della veridicità di ciò che fu. Io mi impegno sin da oggi a fare la mia parte, aiutata dai tanti strumenti di cui disponiamo che, con le proprie peculiarità, costituiscono un tassello indispensabile per la comprensione, la democrazia e la libertà.

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