Mio caro fumetto... - Gioacchino Virga e un compagno di prigionia
Chiacchiere,  Letture

Stalag XB e il no degli Internati Militari Italiani

8 settembre 2020. A distanza di 77 anni dall’armistizio dell’8 settembre 1943, impossibile non scrivere di Stalag XB di Marco Ficarra, pubblicato nel 2009 da BeccoGiallo. Nonostante il fumetto attualmente risulti fuori catalogo, cercando con un po’ di pazienza in internet se ne trovano ancora abbastanza facilmente delle copie in vendita. Così per fortuna sono riuscita ad acquistarlo e a leggerlo.

Mio caro fumetto... - Copertina di Stalag XB

Stalag XB non è un fumetto qualsiasi, è qualcosa in più: un progetto, una missione, un impegno per la Memoria. Non è nato tale ma lo è divenuto nel tempo, il poco tempo che ci vuole a realizzare che la storia di un parente non è solo una questione privata.

Quel che serve a rendersi conto di quanto sia poco nota la storia che ha accomunato migliaia di uomini. Una storia serbata oggi frammentariamente da altrettanti eredi: figli, nipoti, familiari. Molti ignari. Altri uniti dalla medesima voglia di saperne di più, di comprendere, di creare consapevolezza, di raccontare, di rendere giustizia ai propri cari e di omaggiarli.

Il padre di Marco Ficarra a gennaio del 2007 gli consegna un piccolo nucleo di documenti. Fra questi, alcune lettere che suo cugino Gioacchino Virga spediva dai campi di prigionia nazisti, certa corrispondenza a lui inviata dalla famiglia e le pagine di un taccuino a quadretti vergato a matita.

Leggere quelle carte per l’autore ha significato cominciare ad impegnarsi per ricostruire le sue vicende a seguito appunto dell’8 settembre del 1943. Gli esiti di tali ricerche sono raccontati nel fumetto.

Mio caro fumetto... - Lettere a Gioacchino Virga nello Stalag XB

Al proclama di Badoglio le forze militari italiane si ritrovano allo sbando. Gioacchino Virga, palermitano, è nato il 2 agosto del 1923. È il 10 settembre quando i tedeschi lo catturano ed è sul fronte greco. Aveva ottenuto la nomina a sottotenente l’8 aprile del medesimo anno presso la Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Modena e faceva parte del 303° Reggimento Fanteria.

Alla cattura l’ultimatum: o dichiararsi fedele al nazifascismo o la deportazione. Per lui e per i giovani di quel periodo, cresciuti sotto il fascismo, quella è probabilmente la prima scelta politica autonoma della vita.

Gioacchino preferisce la prigionia all’adesione alla Repubblica Sociale Italiana e a un regime nel quale non si riconosce. Decide per una resistenza passiva, per il lager. Saranno 650.000 i soldati italiani coinvolti nelle azioni di guerra a fare altrettanto: tutti deportati, da qualsiasi zona di conflitto si trovino.

La loro destinazione sono gli Stammlager (Stalag), se soldati di truppa o sottufficiali, e gli Offizierslager (Oflag), se ufficiali. Per quelli incolpati di reati, o di sabotaggio, si aprono i cancelli dei campi di lavoro annessi a quelli di sterminio. Affrontano interminabili marce a piedi o viaggi nei vagoni merci dei treni.

Mio caro fumetto... - Gli IMI trasportati in treno verso i lager

Secondo le ricerche effettuate da Marco Ficarra, la prima destinazione di Gioacchino Virga è l’Oflag 307 di Deblin in Polonia. Poi un altro campo: lo Stalag XB a Sandbostel, uno dei più grandi e noti, costruito a settembre del 1939, da cui il titolo del fumetto. Vi accede con il numero identificativo 83958 e vi permane a lungo. Un ultimo periodo infine lo trascorre nello Stammlager XIIID a Norimberga.

Inizia così per lui e per tutti un duro periodo da Internato Militare Italiano (IMI). È la qualifica che Hitler crea il 20 settembre del 1943 specificatamente per gli italiani, ex alleati e quindi in sostanza “traditori”. Non ricomprenderli fra i “prigionieri di guerra” significava privarli dei diritti e della protezione sanciti dalla Convenzione di Ginevra. Così, oltre tutto, gli italiani potevano essere sfruttati come manodopera coatta.

Nei campi gli Internati Militari Italiani ricevono un trattamento diverso da quello riservato ai prigionieri di guerra francesi, inglesi e di altre nazionalità. Versano in condizioni durissime: lavorano per dodici-quattordici ore al giorno nelle campagne, nelle fabbriche, nelle miniere e in qualsiasi impiego necessitasse di fatica.

Non ricevono alcuna assistenza dalla Croce Rossa Internazionale. Patiscono. Soffrono per la fame, per le percosse e ogni genere di brutalità, il freddo, gli appelli, le pessime condizioni igieniche, i bombardamenti. Sono continui i ricatti dei gerarchi della Repubblica Sociale per farli annettere all’Asse, cui solo una minoranza cede.

Mio caro fumetto... - Gli Internati Militari Italiani trattati diversamente dai prigionieri di guerra

L’RSI per raccogliere proseliti si impegna anche a fare trasformare lo status degli IMI in quello, grottesco, di “lavoratori civili”, di “liberi lavoratori”. L’accordo Hitler-Mussolini viene sancito il 20 luglio 1944. Era solo una facciata perché la sostanza delle cose in realtà non cambiava.

Il loro unico contatto con casa quelle lettere in cui scrivevano sempre che stavano bene, perché passavano sotto censura, con le quali richiedevano l’invio di pacchi con generi di prima necessità e di notizie della vita della famiglia.

Mio caro fumetto… – Nelle lettere dal lager si chiedono notizie di casa

Nel loro cuore ogni momento i pensieri felici della propria quotidianità: i genitori, i fratelli, le sorelle, le fidanzate, le mogli, le feste, le tavole imbandite, il calore domestico.

Così, fra le lettere del lager Marco Ficarra trova dei foglietti a quadretti, scritti da Gioacchino Virga a matita. Riportano tanti piatti fra i suoi preferiti. Li definisce «piatti prelibati». Sono quelli di tutti i giorni, ma anche quelli delle ricorrenze e alcuni sono tipicamente siciliani: «Cacao con zucchero. Pasta con fagioli e fagioli lessi con olio e aceto. Coste di maiale fritte con contorno di broccoli fritti. Scacciate e sfincione. Panino ripieno di ricotta con zucchero e marmellata», e tanti tanti altri.

Mio caro fumetto… – I piatti prelibati sognati da Gioacchino Virga nello Stalag XB

La speranza, a tanti chilometri di distanza dalla propria terra, è quella di poter sopravvivere e tornare presto ad assaggiarli.

Nel fumetto Stalag XB, la storia di Gioacchino Virga è raccontata sobriamente e senza grandi enfasi emotive, quasi fosse un documentario. L’autore sceglie continui salti temporali per movimentare la narrazione. I disegni, in bianco e nero, sono il frutto dell’utilizzo di china acquarellata e, un po’ come il ricordo che rievocano, non sono definiti.

Questo perché spesso l’autore in fase creativa ha agito al contrario. Non è partito dall’immagine ma dal bagnare il foglio di carta con l’aggiunta della china, lasciandosi poi ispirare al momento. Laddove il tratteggio è più netto e le pennellate più decise il progetto del disegno era più chiaro nella mente dell’autore sin dal principio, meno improvvisato.

Mio caro fumetto... - Torretta di guardia nel lager

Le pagine di Stalag XB sono tutte a sfondo chiaro ad eccezione delle iniziali e delle finali, in cui per bordare si usa il nero. Fanno tutte parte di un unico momento della narrazione, quello fatidico della scelta se aderire o meno alla Repubblica Sociale Italiana.

Mio caro fumetto... - La scelta se aderire o meno alla RSI nei lager

Per ricreare lo Stalag di Sandbostel e determinate situazioni, Marco Ficarra si è avvalso dello studio del prezioso fondo fotografico Vialli conservato presso l’archivio dell’Istituto Parri di Bologna.

Si tratta di 329 foto scattate clandestinamente dal tenente Vittorio Vialli durante la sua prigionia nello Stalag XB, dapprima con una Zeiss Super Ikonta, e successivamente con una Leika. Vittorio Vialli stampa e annota sulle foto le relative didascalie solo successivamente, nel 1975, con l’aiuto di sua moglie Liana, in vista della pubblicazione del suo libro Ho scelto la prigionia.

Volevo dare un volto a Gioacchino Virga e sono riuscita grazie al LeBi: il Lessico biografico degli internati militari italiani, curato dall’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall’internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari (Anrp). Sebbene raccolga numerose schede di IMI, ricercabili per cognome, non è ancora un database completo. In certi casi però, come in questo, si è fortunati ed è possibile rinvenire sia la scheda dell’interessato sia la foto.

Dal LeBi le tappe di prigionia di Gioacchino Virga sembrerebbero diverse da quelle riportate nel fumetto, ad eccezione dello Stalag XB. Gioacchino risulterebbe internato nello Stalag IXA e nello Stalag VIC/Z di Fullen. Sarei curiosa di poter consultare le diverse fonti e confrontare le informazioni. Da archivista, è una deformazione professionale. Ma c’è dell’altro.

Mio caro fumetto... - Nonno Vincenzo Beltrami
Mio caro fumetto… – Nonno Vincenzo Beltrami

Fin da bambina ho saputo che mio nonno materno, morto quando avevo solo due anni, era stato prigioniero di guerra in un lager. Ho capito tardi (troppo forse) che non era quella la realtà delle cose, che mio nonno era stato proprio un Internato Militare Italiano.

La consapevolezza solo relativamente di recente, una decina di anni fa, grazie all’analisi di alcuni documenti e lettere che mia mamma conserva gelosamente. Sono stata aiutata anche da membri dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned) e dell’Associazione nazionale ex internati (Anei) con cui ero in contatto.

Poi la lettura di diversi saggi e di tante testimonianze. Utilissimi in questo senso sono stati quelli di Mario Avagliano e Marco Palmieri, giornalisti e storici che conosco personalmente e che sono da sempre impegnati per la Memoria. In particolare: Gli Internati Militari Italiani, diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (Einaudi, 2009). Consiglio di leggerlo a chiunque voglia saperne di più sull’argomento. Novità il loro volume I militari italiani nei lager nazisti. Una resistenza senz’armi (il Mulino, 2020), cui auguro tanta fortuna. E così ora ho qualche punto fermo in più sulla mia storia familiare, anche se vorrei scoprire ancora molto e tanto ci sarebbe da indagare. Mi impegnerò.

Nonno Vincenzo Beltrami, classe 1913, sergente del 74° Reggimento di Fanteria “Lombardia” (III Compagnia – I Battaglione), fatto prigioniero il 9 settembre del 1943 a Plaški in Croazia, è stato tradotto nello Stalag IIID di Berlino. Vi entra con il numero 104034 ed è assegnato all’Arbeitskommando 180, Berlin Weissensee, di cui diviene sin da principio Capo Campo. Vi permane dall’ottobre del 1943 al bombardamento di marzo del 1944, che causa molti morti fra i prigionieri.

Mio caro fumetto... - Mappa dei lager
fonte: LeBi

Da marzo 1944 viene trasferito all’Arbeitkommando 1811 Berlin Tegel. Da “lavoratore civile” è in forze presso la Rheinmetall Borsig. Arriva poi la tanto desiderata liberazione, avvenuta per mano russa il 23 aprile del 1945. Successivamente presumibilmente attende il rimpatrio insieme ad altri italiani nel campo di Strausberg. Qui infatti, a luglio del medesimo anno viene redatta da terzi una breve memoria sulle sue vicende durante la prigionia, documento da cui mi riprometto di partire per le mie prossime ricerche.

Una volta tornato a casa a Roma, il 12 settembre, nonno non ha raccontato. Non è riuscito, come tanti che hanno vissuto la medesima terribile odissea, ma il terrore di quei giorni se lo è portato dentro fino alla fine. Gli IMI spesso non hanno parlato del proprio calvario perché in patria non hanno trovato comprensione e appoggio. Sono stati lasciati soli. Si sono sentiti soli. Erano militari, non avevano lottato da partigiani e quindi la loro causa non interessava alla sinistra. Ovviamente erano invisi anche a quella destra che sorgeva proprio dalle fila degli ex repubblichini.

Per questo per lungo tempo non è stato dato peso alla loro battaglia per la libertà dell’Italia, alla loro eroica resistenza pacifica. La legge del 27 dicembre 2006, n. 296 è stato il primo atto in questo senso: ha previsto nei loro confronti la concessione di una medaglia d’onore ai cittadini italiani. Può essere richiesta anche dai posteri.

In questo giorno così denso di significato desidero ricordarli e omaggiarli tutti, così, a modo mio. Anche grazie al loro NO, alle loro sofferenze e di frequente al sacrificio della loro vita dobbiamo la nostra libertà e quella democrazia che in troppi oggi purtroppo sembrano dare per scontata.

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