Mio caro fumetto... - Lo sguardo infinito
Letture

Friedrich, lo Spleen e l’Infinito

Friedrich. Lo sguardo infinito di Sebastiano Vilella (Oblomov Edizioni, 2019), pittore, illustratore, fumettista ed insegnante di materie artistiche e letterarie, è un graditissimo regalo ricevuto lo scorso Natale.

Mio caro fumetto… – Copertina di Friedrich. Lo sguardo infinito

Qualche giorno dopo averlo trovato sotto l’albero, ho avuto il piacere di “conversare” con l’autore via Messenger. Nell’augurarmi una buona lettura Sebastiano Vilella mi ha fatto forse inconsapevolmente un regalo speciale. Mi ha dato la possibilità di comprendere direttamente dalle sue parole la sua visione dell’opera:

«È un libro sospeso tra racconto biografico e mistery. Ho cercato di suggerire tutto il fascino e lo spleen delle opere di Friedrich, attraverso una storia molto enigmatica, a tratti spirituale. Quasi una meditazione in uno strano intreccio noir, un po’ come le mie altre storie a fumetti».

Ho iniziato a leggere Friedrich con in mente questa descrizione e le aspettative non sono state deluse.

Sebastiano Vilella offre una visione di Caspar David Friedrich, pittore vissuto tra il 1774 e il 1840, unendo elementi storico biografici documentati, comunque rielaborati liberamente, e aspetti di finzione propri del romanzo. Più precisamente l’escamotage narrativo è quello di un giallo, di un poliziesco, condito di mistero, noir ed enigmi da svelare.

La vicenda principia a Dresda nel 1835 quando un freddo ispettore della Polizia segreta del regno di Sassonia si trova a dover risolvere un caso complicato con un sospettato d’eccezione: Friedrich. Intima quindi a Carl Gustav Carus, fisiologo e pittore, di presentarsi al suo cospetto e gli affida un incarico: deve trovare Friedrich, suo amico e modello ispiratore, e riferire tutti i particolari sulla sua condotta.

Mio caro fumetto… – L’ispettore della Polizia segreta del Regno di Sassonia

Caspar David Friedrich infatti, ormai anziano, si è allontanato da casa e dalla moglie per vivere in perfetta solitudine da qualche parte nel Riesengerbirge, zona interdetta, dove strani fenomeni provocano reazioni di curiosità e superstizioni nella popolazione.

Mio caro fumetto… – Caspar David Friedrich

Carl Gustav Carus si mette a disposizione della polizia e parte per andare a cercare Friedrich. Il suo sarà un viaggio attraverso luoghi ai confini con il naturale ma, ancora di più, un percorso per fare luce sulla complessa personalità di Friedrich.

Mio caro fumetto… – Carl Gustav Carus

La sua arte, pregna di malinconia e mistica religiosa, di rappresentazioni di vuoto e Infinito, di Sublime e incommensurabile dato dall’osservazione della Natura e del paesaggio che divengono protagonisti dei quadri e non più meri elementi di sfondo, è specchio di una mente inquieta, angosciata, tormentata dai sensi di colpa.

Questi ultimi in particolare sono legati ai tragici fatti avvenuti nel 1787 in Pomerania quando Friedrich era bambino. È a quello che l’inconscio, inesorabile, lo riporta di continuo. Stava pattinando su lago ghiacciato quando la lastra improvvisamente cedette facendolo cadere nelle gelide acque sottostanti. Suo fratello maggiore, Johann Christoffer, si lanciò per salvarlo. Ci riuscì, ma a scapito della sua stessa vita.

Ecco dunque magistralmente estrinsecato lo Spleen che Friedrich incarna e che Sebastiano Vilella voleva suggerire: quello stato d’animo che, secondo gli antichi, derivava dagli umori secreti dalla milza. È un misto di tristezza meditativa, profondo disagio esistenziale, depressione cupa da cui è impossibile liberarsi, senso di solitudine e di nostalgia misto proprio ai sensi di colpa.

Ma come insegna Charles Baudelaire è grazie allo Spleen che gli artisti trovano la spinta verso “l’Ideale”, l’elevazione per entrare in comunione con il Tutto, l’Assoluto, con Dio. Dall’ennui nasce quella bramosia dell’Infinito, oltre ogni ostacolo, che accomuna Friedrich, Baudelaire e Leopardi.

E se Friedrich era in grado di trascendere all’Infinito e al Divino per mezzo della raffigurazione della Natura, incommensurabile e matrigna, Sebastiano Vilella è capace di fare partecipe il lettore di quell’Infinito. Ed è incredibile pensare a quanta complessità ci sia dietro quel senso di incanto che si prova per le tavole di questo fumetto.

Si arriva all’estasi contemplando l’arte di Vilella che ha contemplato l’arte di Friedrich che dipingeva l’oggetto della sua propria contemplazione. E ognuno dei soggetti, in tempi, modi e luoghi diversi, compreso chi oggi legge il fumetto, ha contribuito e contribuisce personalmente a modificare l’effetto della contemplazione dell’altro, meditando e interpretando. 

Infinito e Divino dunque quando Vilella ripropone molti fra i più noti capolavori di Friedrich (Viandante sul mare di nebbia, Il mare di ghiaccio o Il naufragio della speranza, Monaco in riva al mare, Burrone roccioso nelle montagne di arenaria dell’Elba, Rovine del monastero di Eldena, Il cimitero dell’abbazia sotto la neve, Due uomini che contemplano la luna, La mattina nel Riesengebirge), ma anche quando crea “nuovi” paesaggi.

Mio caro fumetto… – Viandante sul mare di nebbia
Mio caro fumetto… – Il mare di ghiaccio o Il naufragio della speranza
Mio caro fumetto… – Monaco in riva al mare
Mio caro fumetto… – Burrone roccioso nelle montagne di arenaria dell’Elba
Mio caro fumetto… – Rovine del monastero di Eldena
Mio caro fumetto… – Il cimitero dell’abbazia sotto la neve
Mio caro fumetto… – Due uomini che contemplano la luna
Mio caro fumetto… – La mattina nel Riesengebirge

Sebastiano Vilella in tutto il fumetto coglie le atmosfere dell’arte di Friedrich. Lo evoca, lo ha interiorizzato, si immedesima in lui. E per dimostrarlo basta analizzare l’interpretazione “animata” de Le bianche scogliere di Rügen. Qui Vilella vivifica il quadro. Lo adatta alla sceneggiatura. Gioca rielaborandolo e scomponendolo in numerose vignette.

Mio caro fumetto… – Alcune vignette da Le bianche scogliere di Rügen

Nel fare ciò, in una di queste, in un momento, grazie alla particolare postura con le braccia aperte della figura femminile (nel fumetto si tratta di Caroline, la moglie di Friedrich) crea una commistione fra opere e richiama un altro celebre dipinto: Donna al tramonto del sole.

Mio caro fumetto… – Evocazione del quadro Donna al tramonto del sole

Il formato del volume della Oblomov (21,5 x 30 cm) permette di godere a pieno di tanta bellezza ottenuta con una tecnica mista (matite e tempere ad acquerello stese su cartoncini avorio semirigidi), con la predominanza del colore blu in tutte le gradazioni e varianti, con tocchi di bianco per i giochi di luce, e tanto studio.

In conclusione voglio esprimere due desideri, legati ad altrettante curiosità.

Il primo è legato alla composizione del fumetto. Mi sono accorta che nel finale mi è rimasta la voglia di altre tavole. Ho personalmente percepito la necessità di più tempo, di ulteriore meditazione e respiro per arrivare soddisfatta alla soluzione del “thriller“. È evidente: il gusto sui ritmi della narrazione è totalmente soggettivo e muta probabilmente a seconda del momento in cui si affronta la lettura. Eppure per ciò che ho provato, chiederei al genio della lampada di dare a Sebastiano Vilella la possibilità di dilungarsi oltre i limiti imposti (forse dall’editore?), verso l’Infinito. Battute a parte, chissà.

Il secondo desiderio sarebbe di ascoltare una sua lezione o disquisizione di storia dell’arte. Mi piacerebbe capire se e quanta fantasia di quella che mette nei fumetti (ne ha scritto uno anche su De Chirico, Interno metafisico con biscotti, e uno sul compositore Éric Satie, L’armadio di Satie) riesca a profondere nelle sue spiegazioni. Se fosse anche una minima percentuale sarebbe un modo diverso, appassionante e coinvolgente di trasmettere cultura e di conseguenza un’esperienza unica e un privilegiato modo di apprendere per un allievo.

P.S. Quanto Caspar David Friedrich sia importante per la cultura e l’identità tedesca lo si evince anche dalla graphic novel Heimat di Nora Krug.

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