Il cane mangiava solo farfalle
È il lutto infantile il tema centrale de Il cane mangiava solo farfalle (pièdimosca edizioni, 2023, collana CATRAME) sceneggiato da Lorenzo Marvica e illustrato da Nora, entrambi al loro esordio nel mondo del fumetto.

Un progetto editoriale piccolo che ha avuto una lunga gestazione, iniziata diversi anni prima della pubblicazione. All’origine di tutto un racconto di Lorenzo Marvica, uscito per la rivista online Narrandom, da rielaborare con un nuovo linguaggio.
Alex, il bambino protagonista della storia, timido ed introverso, ha perso suo padre. Per esorcizzare e affrontare il dolore conseguente a questo lutto, prende appunti in una sorta di diario. In precedenza aveva avuto esperienza di altre due morti, che vi rievoca: quella di un suo pesce rosso con problemi di vescica natatoria e quella del cane di una vicina, malato di osteosarcoma. È il cane dal quale trae il titolo il fumetto.

I ricordi e le immagini che Alex disordinatamente riporta in questo suo terapeutico taccuino emergono randomicamente dall’inconscio. Vengono da luoghi e periodi diversi, si intrecciano e si fondono fra loro. Ne viene fuori un insieme straniante, sgrammaticato come le cose scritte dai bambini piccoli, frammentato, a tratti incomprensibile. Assolutamente introspettivo. Una deformazione della realtà che però è in grado di dar voce a tante pesantissime domande.
Sono tutti quei perché cui non si avrà mai risposta: il perché della morte, della malattia, della scomparsa degli esseri viventi, del dolore e dello smarrimento della perdita. Il perché la vita ci mette davanti a queste enormi prove e come fare per superarle e andare avanti.


Alex ragiona sentendo e ricorda che non tutte le perdite sono le stesse. L’intensità delle sensazioni psichiche e corporee di dolore cambiano conseguentemente al legame di attaccamento con chi è deceduto. Eppure ogni lutto lascia segni indelebili. Il nodo più difficile ovviamente è quello dell’accettazione perenne della perdita, tanto più se traumatica come quella di un genitore.
In questa fiaba breve sceneggiata da Lorenzo Marvica, Alex usa la scrittura per estrinsecare la rabbia, l’angoscia e la tristezza. Emozioni così tumultuose da sovrastarlo, da creare in lui confusione, sconvolgendo la sua vita e il suo equilibrio.

Probabilmente il bambino ha difficoltà a parlare a casa di ciò che prova. Ha il timore di perdere anche la mamma, ferendola, essendo lei in prima persona colpita dal lutto. Per questo motivo Il cane mangiava solo farfalle è anche un fumetto sul senso di solitudine, sulla dipendenza emotiva e sull’incomunicabilità. Non a caso è un’opera che parla attraverso le immagini, i dialoghi indiretti, ma soprattutto attraverso i tanti silenzi e i non detto.
La potenza delle emozioni esperite da Alex è tutta nei tratti abbozzati, sporchi ma estremamente precisi e ricercati di Nora, nei suoi disegni capaci di smuovere l’emotività di chi legge. È nella ricca varietà della gabbia: bonelliana, francese, splash page e doppie splash page. La si ritrova nel ritmo della sequenza, concitato, e nella mescolanza di stili e registri differenti, da quello più pittorico ad un tratteggio marcato, forte e istintivo.

Nora d’altra parte nella sua attività artistica padroneggia tecniche molto differenti fra loro, tra cui i colori ad olio, china e acquerello, carboncino, gessi, pastelli, pennarelli, disegno digitale, monotipia, cianotipia ecc. Il cane mangiava solo farfalle è un fumetto che ti prende per mano nell’elaborazione del lutto. Parola d’ordine: ricordare imparando anche a lasciare andare, esercizio ossimorico che sa far paura ma necessario per rinascere.
Sul medesimo tema consiglio anche il fumetto La radura di Antonia Kühn (Diabolo Edizioni, 2020). Ne ho parlato qui.


