Il Babbo Natale umano di Raymond Briggs
Pubblicato in Inghilterra per la prima volta nel 1973, Babbo Natale del celeberrimo fumettista e illustratore Raymond Briggs (1934-2022) è il primo libro a fumetti per l’infanzia in un paese non ancora affascinato da quel tipo di linguaggio e di forma d’arte. In Italia è arrivato nel 1983 grazie alle Edizioni EL, nel 1995 in formato tascabile per i tipi di Einaudi Ragazzi e infine nel 2014, edito da Rizzoli in un ampio formato alla francese.

È un piccolo grande capolavoro, così come Ethel e Ernest, Il pupazzo di neve, L’orso, Là dove soffia il vento e altri fumetti del medesimo autore. Racconta di Christmas Father, di Babbo Natale, ma non come siamo abituati a conoscerlo e immaginarlo, se non per la folta barba bianca e l’abito rosso.
È la Vigilia. Nevica e fa davvero tanto freddo. Si gela. Un clima che non invoglia per nulla ad uscire. Babbo Natale però è costretto a portare a termine il suo compito “istituzionale”. E così quando la sveglia suona, mentre sognava di essere in vacanza al sole, controvoglia si alza, va in bagno, fa le faccende, si prende cura delle sue galline, delle sue fidate renne, si lava, si veste, mangia pane, burro, uova al tegamino e bacon, saluta gatto e cane e poi parte con la sua slitta.


È proprio stanco, seccato, decisamente infastidito, scontroso. Borbotta e si lamenta di qualunque cosa. Il suo umore non è dei migliori. Anzi, a dire il vero è proprio sotto le scarpe. Avrebbe amato rimanere a casa al calduccio a riposare in pace. Invece gli tocca andare in giro per il mondo a distribuire i regali!
Nonostante questo suo caratteraccio Babbo Natale fa simpatia e tenerezza! È anziano, abitudinario, affezionatissimo ai suoi animali da compagnia, goffo e impacciato. Gli capita di incastrarsi in qualche stretto comignolo, o che debba andare a fare consegne di doni decisamente faticose, come quella ai bambini di un faro in mezzo al mare. Sembra contento solo quando qualcuno si ricorda di lui e gli lascia dei dolci vicino al camino o, ancora meglio, un bel bicchiere di vino da bere per scaldarsi un po’.

Dopo l’ultima consegna a Buckingham Palace dal re (la famiglia reale è a palazzo perché la bandiera è issata), Babbo Natale può tornare nel suo appartamentino all’inglese su più piani. Finalmente arriva il momento di spogliarsi, fare un bel bagno caldo, profumarsi, prepararsi e godersi una lauta cena, poi un bicchiere di Scotch e un sigaro seduto in poltrona. Ci sono diversi regali anche per lui. Due per niente graditi, mentre la bottiglia di Cognac quella sì che è un pensiero azzeccato! Per concludere non gli rimane che lavare i piatti, preparare lo scaldino per il letto, il vassoio con la colazione per il giorno dopo. Ora finalmente può infilarsi nel suo lettone per dormire. Un desiderio che si avvera!

Solo, solitario, burbero e brontolone, questo Babbo Natale è probabilmente il più vero, concreto e sincero fra i Babbi Natale. Qualcuno lo potrebbe considerare anticonformista. In realtà no. È solo umano. Lavora un giorno l’anno e malvolentieri, come se fosse un lunedì qualsiasi per chiunque di noi, per intenderci. Forse un tempo il suo impiego lo amava anche, ma ora non riesce a celare scontento e fatica. Eppure continua a spendersi nella sua missione, a farsi in quattro, pur di accontentare tutti i bambini del globo terrestre. Chissà, forse gli farebbe bene una bella vacanza. Ma Babbo Natale in vacanza è un’altra storia…
Christmas Father non ha nulla di romantico, insomma. È proprio un Papà Natale! Dietro la sua figura e la sua routine quotidiana c’è il padre dell’autore: Ernest Briggs. Anche lui faceva le consegne ogni giorno e con ogni tipo di condizione meteo, ma con il camioncino del latte. L’autore inserisce nel fumetto un prezioso cammeo in cui li fa incontrare, sancendo e estrinsecando il legame tra i due. Da notare il furgoncino del papà. Ha la targa con le sue iniziali e l’anno di nascita: ERB 1900.

Humour e ambientazione britannici caratterizzano questo fumetto così speciale, in cui ogni vignetta è una piccola e curatissima miniatura. Colpisce l’attenzione maniacale per le architetture e per gli elementi minimi ripetuti, come i mattoncini e le tegole degli edifici, realizzati uno ad uno con colori ad acquerello che sfumano dal rosa al viola, al verdino.
Meticolosa anche la rappresentazione di una pletora di oggetti d’uso comune: la cucina d’epoca, lo scaldabagno di rame, la borsa dell’acqua calda, il bollitore, la teiera di porcellana, la sveglia meccanica, la radio di legno e quella più recente a transistor (trasmette il brano musicale Hark! The Herald Angels Sing di Felix Mendelssohn Bartholdy!), la stufa in ghisa, lo spazzolino, il dentifricio, la polvere per la dentiera e mille altri.

Anche in questo fumetto, come in Ethel e Ernest che racconta dei suoi genitori, Raymond Briggs dà un grande valore all’elemento casa. Vi inserisce abitazioni di tutti i tipi: un igloo, una roulotte, il suddetto faro in mezzo al mare. Non potevano ovviamente mancare la casa a Wimbledon Park dove l’autore è nato e cresciuto e dove i suoi hanno vissuto l’intera vita, e quella in Sussex, delle loro villeggiature.

In effetti Natale è una festa che è proprio casa e famiglia, o dove ci si sente a casa e in famiglia. Per i bimbi è totale gioia e spensieratezza, per gli adulti è spesso divertimento e tristezza insieme. Regala calore e magia ma nel contempo sottolinea esistenze imperfette, fatica, difficoltà e mancanze. Lo sa bene Briggs, che quando disegna Babbo Natale ha da poco perso madre e padre e ha sua moglie Jean in ospedale con la leucemia. Un fumetto che rimane impresso nella mente e nel cuore dei più piccini e che parla a quello dei grandi.
Ne esiste anche un adattamento a cortometraggio d’animazione. Eccolo qui! E con questo… Buon Natale a tutti! Grrr!



